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L’ignorante e il folle di Thomas Bernhard in scena fino al 20 aprile al Teatro dell’Elfo di Milano pubblicato da MAURIZIO CARRA il 11/04/2008 Share on Facebook In un camerino dell’Opera di Vienna due personaggi stralunati e deliranti, nell’attesa che arrivi la cantante
ingannano l’attesa l’uno (il padre semicieco dell’artista) inebetendosi nell’alcol, l’altro (il Dottore)
sommergendo l’interlocutore con un profluvio di parole sulla macabra e dettagliata descrizione di una autopsia.
Poi arriva la cantante con le sue paturnie e gesti propiziatori.
Nel secondo atto ritroviamo i tre personaggi riuniti al ristorante dopo lo spettacolo che festeggiano a champagne
il successo. Ma sono risate amare, l’allegria è presto avvelenata dai discorsi esistenziali di menti contorte che
conducono verso il baratro, nell’oscura anticamera della morte.
“L’ignorante e il folle” è la grottesca commedia di Thomas Bernhard in scena al Teatro
dell’Elfo. Già il titolo è emblematico di esistenze fallimentari. L’ignorante è il padre cieco che, privo del
senso critico, non sa leggere la realtà e si rifugia nell’alcol e nel suo mondo onirico. Folle è il medico che si
stordisce di parole in un crescendo parossistico senza senso. Folle è la cantante lirica che, vittima di incubi e
nevrosi, è ossessionata dalle paure che precedono l’ entrate in scena. Non c’è pathos nelle vite di questi
personaggi dominate come sono da meccanismi che le trasmutano in marionette: Anche quella della cantante non è
vera arte, ma artificio, abilità tecnica. L’arte, suggerisce l’autore, può dare un senso alla nostra esistenza
non come valore in sé, ma come “effetto secondario”. Fra i tre personaggi più che dissidi emerge la complicità che
li unisce nella visione nichilista della vita.
Ferdinando Bruni, che ha curato la regia con Francesco Frongia, offre una mirabile prova d’attore
interpretando la parte del Dottore in una sorta di monologo (perché in realtà in quelle sue disquisizioni macabre
sull’autopsia parla al suo ego). L’attore riesce ad imprimere al suo eloquio una velocità che stordisce, una
ricchezza di colori che abbaglia e di cambi improvvisi di tonalità senza mai cadere nell’eccesso.
Bravissima Ida Marinelli che interpreta il personaggio della cantante con una notevole varietà di
modulazioni e di accenti. Ottima Corinna Agustoni nel doppio ruolo della sarta e del cameriere. Last but
not lest Luca Toracca che disegna, con impressionante capacità gestuale, la figura del padre cieco e
stordito dall’alcol. Sempre seduto in poltrona riesce con la postura ad esaltare il linguaggio del corpo rendendo
“marginale” la parola. Veramente bravo.
Teatro dell’Elfo di Milano, in scena fino al 20 aprile
www.elfo.org
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