|
|

Incontro con la dottoressa Cristina Acidini, la Donna dell'Arteda TeatriOnLine pubblicato da ANDREA MASATTO il 21/01/2010 Share on Facebook Ogni qualvolta mi capita di essere invitato dalla dottoressa Cristina Acidini ad un evento non ho mai dubbi se parteciparvi o meno, citando un vecchio adagio “il gioco vale sempre la candela”.
Questa donna energica e volitiva che soprintende, con meritata fama, all’immenso patrimonio artistico della nostra Firenze, riesce ogni volta a stupirmi suscitando emozioni sempre nuove mentre contemplo, rapito, l’antico splendore che riemerge dopo un restauro di un capolavoro o lo splendido allestimento di una mostra.
Eventi sapientemente orchestrati che richiamano sempre un folto pubblico, felice di poter godere della vista di una scultura, di un quadro, di un’opera d’arte che milioni di occhi hanno potuto ammirare nel corso dei secoli.
Quanto lavoro certosino si cela dietro ad un risultato sorprendente. Colori vividissimi, forme perfette restituite a nuova gloria. Come se il nastro del tempo si fosse riavvolto per magia ed il David di Donatello, per fare un esempio recente, fosse appena uscito dallo studio dell’artista.
Sono molto felice, varcando la porta di via della Ninna, che la Soprintendente abbia accettato la mia richiesta di incontro.
La sua cortesia e pacatezza sono subito evidenti quando mi fa accomodare nel suo accogliente studio al primo piano. Alle sue spalle, attraverso le finestre, sono visibili i lavori per la realizzazione dei Nuovi Uffizi. E’ solo uno dei tanti progetti che la dottoressa Acidini sta seguendo e vorrebbe veder realizzati al più presto.
Dopo averle parlato per circa un’ora non ho dubbi che questo accada.
Penso come debba essere appagante per una fiorentina come lei essere arrivata ad un ruolo così importante e prestigioso. Laureata in Storia dell’Arte ha pubblicato numerosi libri e basta scorrere la sua bibliografia per rendersi conto del suo amore e passione per l’argomento. Scrittrice a tutto tondo ha pubblicato anche due romanzi. Uno di questi, La Lupa ed il Leone Romanzo Toscano ai tempi della guerra di Siena, narra dell’assedio Spagnolo e dei suoi alleati fiorentini, alla città del Palio.
Alla mia domanda di quale percorso l’abbia portata a ricoprire un incarico così rilevante mi confessa, senza ombra di vanità, che tutto è dovuto, come direbbe il Machiavelli, ad una alleanza tra virtù e fortuna. Mai avrebbe pensato di sedere alla scrivania che le sta davanti.
Durante il Rinascimento, racconta, la Fortuna veniva raffigurata come una donna nuda e scivolosa con un lungo ciuffo di capelli: l’unico appiglio per riuscire ad afferrarla! Da cui il famoso detto.
Lei afferma di aver avuto i requisiti (grandi capacità a mio parere) per ghermire quel ciuffo quando la Fortuna le è passata accanto sotto forma di occasione, ha saputo tenerlo stretto con presa rapida e sicura. Questa è l’immagine che mi dà di sé e che come afferma la rappresenta meglio. Tanta semplicità non può farle altro che onore.
Grande esperienza ha saputo trarre da un lungo viaggio in America nel 1997 durante il quale ha toccato quindici Stati e visitato oltre cento (!) istituzioni, incontrando ed intervistando molte persone. Ha potuto così familiarizzare con il modello americano di gestione dei musei in parte mutuato, nel tempo, qui da noi.
Per esempio la grande capacità e dinamismo degli americani nel saper attrarre fondi, saper offrire servizi di accoglienza e riuscire ad ospitare nei musei situazioni che sì appartengono alla sfera museale, ma che fanno parte anche dell’intrattenimento.
Mi affascina il suo paradigma del museo statunitense visto come un’Arca di Noè su una distesa d’acqua. Per spiegarsi meglio, i suoi settori di arte antica, orientale e occidentale appaiono disgiunti da quello che li circonda, non dialogano con il territorio d’intorno. Ci sono città storiche come New York ma, come sappiamo, è una storia pur sempre recente. Da noi il museo possiamo intenderlo come un nodo di una grande rete. Il nostro Paese è un museo a cielo aperto. Basta alzare la testa (quante volte non lo facciamo presi come siamo dalla frenesia del nostro tempo) per poter ammirare quello che ci è stato tramandato dai grandi artisti del passato. Fortunatamente, soprattutto nel territorio toscano, c’è una attività di conservazione molto vivace che ci permette di godere di tante più meraviglie rispetto ad altri.
Quello da temere, afferma correttamente Cristina Acidini, è la diversa percezione del pubblico. Ormai ci sono sempre meno strumenti per capire ciò che viene rappresentato. Il viaggio nel tempo che ogni museo offre va fatto con una guida, non tanto cartacea quanto mentale, di nozioni.
Se vedo un Botticelli riesco a collocarlo nel tempo e nello spazio? Riesco a pensare “Firenze 1480”? Forse no.
Alla fine l’opera rischia di diventare un’icona, idolatrata quanto si vuole, basta pensare al David di Michelangelo, ma pur sempre un’icona.
Non è più percepite come parte di un tessuto storico di cui anche ognuno di noi fa parte. Il lavoro, secondo la dottoressa Acidini, è ricucire continuamente lo strappo tra la storia e la contemporaneità. Questo è ciò che lei fa continuamente con l’aiuto di strumenti sempre nuovi, diversificati ed efficaci con il solo fine di regalare ogni opportunità possibile al visitatore per apprezzare al meglio quello che ha davanti agli occhi. Aiutarlo a contestualizzare l’opera è indispensabile per poterla apprezzare fino in fondo.
Quando accenno all’argomento restauro i suoi occhi rispecchiano una vera emozione, figlia sicuramente di un amore per un lavoro che mi confessa, molto dispiaciuta, di non riuscire più a seguire in prima persona date le grandi responsabilità insite nel suo ruolo.
Mi racconta che il restauro è una delle attività più gratificanti in assoluto perché si ha la sublime consapevolezza di intervenire nella vita materiale di un oggetto destinato al nostro concetto di eternità, che pur asintotico per definizione, è quello a cui tendiamo.
La soddisfazione è quella di aver contribuito a dare allo stesso oggetto quella porzione di esistenza in più che lo farà durare ben oltre le nostre vite. In fondo siamo “candele nel vento” e dobbiamo lavorare perché l’opera d’arte passi il più possibile intatta alle generazioni che verranno.
Educare per Cristina Acidini significa consegnare a generazioni consapevoli e non a credi volontari e magari infastiditi.
In questa splendida definizione ritengo traspaia limpido tutto il valore della persona che ho davanti e mi persuado sempre più che la chioma della Fortuna abbia voluto legarsi fortemente alla mano della dottoressa per non lasciarsi lei stessa sfuggire un’eccellenza così rara.
Firenze ringrazia...il mondo anche.
Cerca una recensione, Digita come parola chiave il titolo di
uno spettacolo o il nome di un interprete, un regista,
un teatro, un giornale o un giornalista.
|
|
|