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Ragazze. Nelle lande scoperchiate del fuori di Lella Costa, Giorgio Gallione e Massimo Cirri In scena fino al 14 febbraio al Teatro Carcano di Milanoda TeatriOnLine pubblicato da MAURIZIO CARRA il 02/02/2010 Share on Facebook Ancora una volta Lella Costa, nella veste di un Torquemada in gonnella, si conferma un mostro di bravura. Ineguagliabile. L’artista - perché Lella non è solo una grande attrice - riesce, come nessun altro, ad imprimere al suo eloquio una ricchezza di colori che abbaglia con divagazioni improvvise che precipitano lo spettatore dalle vette di Rilke, Ovidio e Calvino alle prosaiche esilaranti considerazioni sul punto G e sui genitali dei due sessi. Per arrivare poi a concludere che l’uno, (il Walter direbbe la Littizzetto) nel volgar eloquio viene sempre usato in senso negativo (non capisce un Walter..), mentre con l’altra (la Jolanda) si vuole costantemente esprimere il bello e il buono (che bella Jolanda…). Insomma nel confronto donna/uomo (bello/brutto, intelligente/stupido, fine/volgare) è sempre il maschio che, nell’impari tenzone, esce felicemente bastonato e ammaccato. D’altra parte la dabbenaggine di Orfeo non ci dà una mano, l’unica cosa che non doveva fare (voltarsi per guardare Euridice), questo (come dice Lella) coglione l’ha fatta..Alla fine il colpo di grazia. Dio, che ha creato prima la donna poi l’uomo, dissertando con Eva sull’incapacità e ottusità di un Adamo dormiente termina dicendo (non testuale):”fra noi ragazze ci capiamo”. Dunque anche Dio è femmina. Quanta acqua è passata sotto i ponti (e con quale lentezza) da quando nel 1585 si tenne a Macon il famoso concilio per discutere se la donna avesse l’anima!
In questa pièce Lella Costa si esibisce in una personalissima esegesi della storia di Orfeo e Euridice. Scavando nella psicologia dei mitici personaggi insinua il dubbio che Euridice non volesse in realtà lasciare l’Ade per seguire Orfeo, il noioso insopportabile narciso canterino e che Orfeo in extremis si fosse pentito e avesse deciso di scegliere la libertà (dunque non stupido, ma saggio). Tutto questo viene raccontato dalla nostra Lella con umorismo, ironia e con sprazzi di autentica comicità.Il testo della pièce, bellissimo, colto e divertente, nelle mani della grande affabulatrice strappa risate frequenti, applausi nel durante e ovazioni finali..
Lella Costa vestita come una maga dallo stilista Antonio Marras si muove su un piano circolare inclinato ideato da Paolo Bazzani. La regia è affidata all’eccellente coautore Giorgio Gallione, il gioco di luci a Marco Elia e la musica bella e funzionale a Stefano Bollani.
Applausi calorosissimi da parte di un pubblico entusiasta che non si stanca di chiamare alla ribalta l’adorabile attrice.
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