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La bisbetica domata di William Shakespeare al Teatro Ghione di Roma

da TeatriOnLine

pubblicato da DANIELA OLIVIERI il 26/02/2010 Share on Facebook

Una compagnia a riposo e uno scrittore in crisi d’ispirazione che, con un giusto compenso, riesce a concludere una commedia iniziata tempo prima. La Bisbetica Domata inizia così, come una commedia nella commedia, in cui gli spettatori vedono costruire la scena dagli attori stessi. Una scenografia essenziale, quella scelta dalla regista Caterina Costantini, fatta di poveri elementi, a volte scricchiolanti e traballanti, che bastano per dare inizio alla storia di Caterina (Selene Gandini), giovane ribelle, non incline al rispetto dell’autorità maschile, che, suo malgrado, riuscirà ad essere domata dall’anocora più bisbetico Petruccio (Alessandro Parise), faccendiere giunto a Padova col solo scopo di prendere per moglie una donna dalla ricca dote. Caterina appare ancora più indomabile se posta a confronto con la sorella Bianca (Fatima Ali), virtuosa e dai modi gentili, contesa dai pretendenti più disparati: Lucenzio (Fernando Cormick), Gremio (Alberto Mancini), Ortensio (Rodolfo Medina). Nell’ultimo atto, però, gli aspetti caratteriali delle due ragazze appariranno invertite, mostrando come spesso l’apparenza inganni. Shakespeare in questo capolavoro sparge qua e là divertenti considerazioni maschiliste: le donne che rappresenta sono forti e volitive, da ricondurre all’obbedienza con le tecniche più bizzarre. Dice Petruccio: “Una donna irosa è come una fontana intorbidita, fangosa, brutta a vedersi, opaca, priva di bellezza, e finché è così, nessuno, per quanto a gola secca o assetato, si degna di sorbirne o toccarne una goccia”. Ma questa commedia elisabettiana non esorta solo all’amore, all’affabilità e alla sincera obbedienza delle mogli negli affari coniugali; si pone anche dalla parte delle donne, spesso trattate come oggetto in uno squallido mercanteggiare dei padri, accecati solo dal profitto derivante da matrimoni vantaggiosi. Caterina Costantini, dopo essere stata lei stessa la “bisbetica domata” nel 2000 accanto a Lando Buzzanca, ora si rivolge alla regia, che punta molto sulla mimica attoriale per far scattare gli applausi. La compagnia si avvale di attori brillanti; da segnalare in particolare la Gandini che mette in pratica l’arte della clownerie appresa a Parigi, e varie spalle, Vincenzo De Luca nel ruolo di Tranio ed Enrico Franchi nel ruolo di Grumio. Peccato solo per l’eccesso di effetti sonori e per alcune sbavature nella recitazione. In scena anche Flaminia Fegarotti, Federico Frignani, Gabriele Granito, Diego Maria Pianese e Vita Rosati.
Fino al 7 marzo al Teatro Ghione di Roma

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