“Oblivion show”

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Gli Oblivion, rivelazione teatrale della scorsa stagione, nascono come fenomeno web: oggi si va dagli oltre novemila e seicento fans su Facebook, a più di un milione e ottocentomila visualizzazioni YouTube del video che li ha resi oggetti di culto tra il giovane popolo della rete: “I Promessi sposi in dieci minuti”.

Da fenomeno web si sono poi trasformati in una solida macchina teatrale, ottenendo, anche in versione live, un incredibile riscontro di pubblico.

Ed è la prima volta che in Italia una compagnia teatrale viene lanciata grazie al pubblico del web. Gli Oblivion hanno dimostrato che il pubblico di internet si può portare in massa a teatro e, grazie al successo del loro primo tour invernale, hanno conquistato una nuova fascia di spettatori che, affezionata alle sonorità un po’ demodé che il gruppo propone, apprezza anche la loro precisione scenica e l’ammirevole tecnica canora.

“Oblivion Show”, con la regia del genio comico Gioele Dix, è soprattutto uno spettacolo di cabaret nella sua accezione più tradizionale, che si ispira a classici come il Quartetto Cetra, ma anche ai Monty Python, a Rodolfo De Angelis e Giorgio Gaber, con un occhio sempre puntato alla modernità, all’attualità e in particolar modo alla parodia. Quella che ne emerge è un’identità artistica che ha come punti di forza il “sound” inconfondibile delle voci armonizzate, nonché una spiccata vena comica e parodistica dei testi e delle situazioni messe in scena.

Gli Oblivion utilizzano almeno un secolo di materiale musicale italiano servendosi delle canzoni come di un alfabeto privato, per montare, intrecciare, deformare, riciclare in modo da costruire uno scintillante palinsesto canoro, al tempo stesso omaggio ai grandi e sberleffo ai meno grandi, in cui si raggiunge un miracoloso equilibrio tra citazione e creatività, tra umorismo e commozione.

Il senso del tempo, non solo musicale, entra nella natura stessa di questo show, permettendo le esilaranti connessioni musicali degli Esercizi di Stile dove vengono creati per la prima volta legami tra Eros Ramazzotti e i Tenores di Bitti, Marco Masini e il Quartetto Cetra e molti altri.

Cavallo di battaglia è l’applauditissima sintesi dei Promessi Sposi in 10 minuti, un perfetto micro-musical dove Renzo, Lucia e tutti i personaggi manzoniani prendono vita sulle note dei Beatles, di Umberto Tozzi, Mina, Marco Masini, Modugno, Vecchioni e Morandi, Vasco Rossi e Ivan Graziani, Baglioni e Ornella Vanoni (per citarne solo alcuni).

Ma gli Oblivion non omaggiano solo le icone nazionali, ma volano oltremanica e pescano dal mondo del Cigno di Avon: 8 tragedie di Shakespeare riassunte in 8 minuti, in un surreale contesto da “Porta a Porta” che ci racconta molto di più sull’Italia di oggi di quanto non faccia sulla Danimarca di Amleto.

Gli Oblivion, ovvero teatro che può essere commedia musicale, rivista, spesso parodia, cabaret, e che a volte si avventura persino nel terreno della narrazione o del teatro canzone, ma che appare sempre segnato da un’imprescindibile relazione con la musica, quella musica che proprio grazie all’incontro col teatro moltiplica la propria capacità di coinvolgere, emozionare e divertire.

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