“In fila indiana” di Ascanio Celestini

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In fila indiana” nasce come una raccolta di favole tristi, che inducono lo spettatore inizialmente a rilassarsi e godersi lo spettacolo dell’affabulatore Ascanio Celestini, che esordisce con «C’era una volta un piccolo paese…»: il ritmo del racconto è fluente, le parole incantano, si sorride per il tono sapiente della recitazione. Poi però ci si concentra sul contenuto, si riflette e ci si rende conto che l’andamento narrativo nasconde la cronaca e le contraddizioni del nostro tempo, quello che siamo diventati.. Allora il riso è amaro e ironico ed è impossibile restare calmi e non indignarsi: la poesia si fa impegno civile e politico e la fantasia non è una trasposizione della realtà, ma è l’amara rappresentazione della stessa; ci si rende conto che tutti siamo in fila indiana, pronti a eseguire quello che ordina il capo fila, il numero uno, sempre in tv con il codazzo di servi e di giullari al seguito. Ma siamo davvero tutti disposti a essere un numero in fila, senza voltarci a guardare chi c’è dietro e a decidere se (e)seguire o reagire, rifiutarci di mettere il nome e la faccia per pensieri e azioni non condivisi?

Lo spettacolo In fila indiana nasce da una raccolta di pensieri, di storie, frutto della cronaca – spesso nera – dei nostri giorni, dai tanti spunti (tragici!) offerti dalla politica, e attraverso indagini e interviste condotte da una delle personalità più rappresentative del teatro civile italiano, quale Celestini.

Gli scarti di pensiero seguono giochi linguistici, ritmi lenti e accelerati che stanno difficilmente dietro alla parola pronunciata, la rappresentazione apparentemente scarna si contrappone alle musiche di Matteo D’Agostino, il cui suono è curato da Andrea Pesce.

Le storie narrate da Ascanio Celestini sembrano altro da sé, ma sono strettamente legate alla nostra Storia, al nostro presente, al patrimonio culturale di ciascuno di noi. E allora per uscire dalla fila indiana è necessario rimettersi in cerchio, sentirsi uguali, guardare in faccia la verità e avere il coraggio delle proprie azioni e reazioni. La follia che stiamo vivendo è coerente con la quotidiana immoralità dei nostri tempi, la tristezza è irrimediabile e la tragedia impera.

Davanti alla denuncia incisiva fatta da Celestini di ciò che stiamo vivendo e che è intollerabile non ci resta che reagire, ma siamo davvero disposti a lasciare la mediocrità in cui ci siamo rintanati, la viltà dietro cui ci nascondiamo?

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