“Per il resto tutto bene” in scena al Teatro Ghione di Roma

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Che cos’è l’amor, Parla piano, Una giornata senza pretese, Morna… sono solo alcune delle canzoni di Vinicio Capossela che accompagnano con vena malinconica ogni scena della commedia Per il resto tutto bene. Tenero e divertente testo dell’autore-attore Stefano Satta Flores (Nicola di C’eravano tanto amati di Ettore Scola), prematuramente scomparso, Per il resto tutto bene è una commedia che parla di vita vera, reale, vissuta, è uno spaccato vivido e sfaccettato dei rapporti di coppia, fra indecisioni e incomunicabilità. Amore, sì, ma non solo: anche amicizia, illusioni, recriminazioni: insomma c’è tutta la vita in questa tenera e commovente commedia sulla paura di crescere e di amare. Ciò si traduce nell’alternanza continua di registri per indagare con efficacia nel conflittuale rapporto uomo-donna. Lui, Sergio (Felice della Corte, timbro tuonante e profondo, bella presenza scenica) è uno scrittore deluso fondamentalmente dalla vita, separato dalla moglie (non esattamente), alle prese con insoluti sensi di colpa nei confronti della figlia, diviso fra la voglia di amare la sua nuova compagna e mille paure. Lei, Stefania (Loredana Cannata, dal teatro al cinema a Ballando con le stelle: brava ad esprimere il meglio di sé nel commovente finale, sembra più a suo agio quando il ruolo le richiede leggerezza quasi svagata, meno negli scatti d’ira) è l’altra, l’amante che mal tollera tale etichetta e che cerca una stabilità affettiva, una famiglia, un figlio. Lui è inaffidabile, un po’ mascalzone, sostenitore di una convivenza separata per ovvi motivi di interesse personale, lei è una romantica sognatrice, pronta al litigio facile, ma pronta a perdonare per amore, che ha priorità ben diverse da lui, la stabilità e un figlio. E possibilmente un po’ di chiarezza nel rapporto. Il loro amore è intenso, ma problematico: le priorità nonostante l’amore sono diverse, come pure gli obiettivi. Stefania e Sergio si amano nella casa rifugio di lui, litigano, fanno scenate plateali, si lasciano e si riprendono. Si feriscono, si amano, sono gelosi l’uno dell’altra… ma le loro strade sembrano destinate a separarsi.

Ma fino a quando? Se lui rappresenta il provvisorio, lei rappresenta il definitivo. Posizioni inconciliabili. Intorno a loro gli amici, buffi e sui generis, il bambinone Andrea, aspirante attore, l’onnipresente Giacomo, la pragmatica signora delle pulizie: personaggi irresistibili che tendono ad ampliare la vicenda ((Riccardo Barbera, Antonia di Francesco e Paolo Perinelli, davvero irresistibili). Nessuno vorrebbe crescere, nessuno vorrebbe prendere delle decisioni, rimanendo ancorati per sempre a una stagione della vita, illudendosi che possa essere la vita stessa.

Ora la forza del testo, divertente e commovente, a volte spietato e crudele, a volte tenero e malinconico, sta non solo nella giusta alternanza di registri emotivi, ma anche nella capacità dell’autore di concretizzare un microcosmo accanto ai suoi protagonisti equilibrando la vicenda.

Tratti ben colti e riprodotti dal regista Claudio Boccaccini che dirige con vivace sensibilità la commedia, alternandone saggiamente i numerosi cambi di registri, mantenendo l’equilibrio dei meccanismi comici ben oliati, ma mai invadenti. E l’apparente spensieratezza della prima parte, fra macchinose scuse di lui ignorate (mica tanto) da lei, si sgretola nella seconda parte tingendosi di cruda realtà andando a rompere i precari equilibri della vicenda. Esattamente come la vita che è fatta di momenti. Coinvolgente il finale, nostalgico e malinconico, che si rivela a sorprese una “giornata senza pretese”.

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