Preludio-Concerto-Sinfonia: Pappano straordinario a Santa Cecilia, Roma

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Dopo la pausa estiva e in attesa dell’apertura della nuova grandiosa stagione sinfonica (il prossimo 22 ottobre con la Sinfonia dei Mille di Mahler), l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia regala al suo affezionato pubblico un concerto unico con un programma di grande fascino e popolarità. Sul podio torna il Maestro Antonio Pappano (al settimo anno come direttore musicale dell’Accademia), beniamino del pubblico romano a dirigere la solida Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Si apre con il lirismo del Preludio sinfonico di Puccini, opera giovanile del maestro, raramente eseguito, qui permeato di incantevole dolcezza, preludio alle più celebri opere del compositore. Al Preludio segue poi il rocambolesco e accattivante Concerto n.2 di Rachmaninov (di cui lo stesso autore scrisse “preferisco il Terzo [concerto] perché il Secondo è così faticoso da suonare”) con il fuoriclasse russo Denis Matsuev al pianoforte. Matsuev, 36 anni, già Direttore Artistico della Sergei Rachmaninov Foundation, definito come il “nuovo Horowitz” dal Times di Londra, è uno dei maggiori interpreti di Rachmaninov, e si sente. Che suono e che palpiti dal pianoforte, che talento! Fin dalle prime note plasma il concerto con straordinaria padronanza accendendo subito i temi cupi e malinconici del celeberrimo Moderato (impresso nella memoria collettiva anche grazie a Quando la moglie è in vacanza) con passionale virtuosismo. Si lascia poi andare alla dolcezza dell’Adagio sostenuto per scivolare nella baldanza nel terzo movimento fondendosi via via con il suono lucido dell’Orchestra in un continuum esaltante.

Se l’esecuzione del Concerto fa letteralmente esplodere la platea, forse appare ancor più impressionante il secondo dei due bis concessi da Matsuev: è strabiliante l’esecuzione-arrangiamento dal Peer Gynt di Edvard Grieg (L’antro del re della montagna) che cresce sotto le mani di Matsuev con forza inaudita in un climax quasi sconvolgente.

La seconda parte del concerto è tutta per la Patetica di Cajkovskij, la più bella, la più sentita: magnifica, splendida l’esecuzione scrupolosa e toccante regalata da Pappano e dall’Orchestra che rinvigoriscono ogni volta questo viaggio nell’animo umano. Ci si perde totalmente nella dolcezza dell’Adagio, nella grazia dell’Allegro e forse fin troppo nello Scherzo, così fresco e irresistibile che il pubblico esplode nel più fragoroso degli applausi dimenticandosi del vero finale.

E invece manca ancora tutta la struggente dolcezza dell’Adagio che, si ha l’impressione, Pappano si affretti a concludere quasi frettolosamente, per non essere prevaricato dai fragorosi applausi che, impazienti, riempiono immediatamente la Sala Santa Cecilia. Dopo il concerto del 16 settembre, l’Orchestra sarà in tournèe a Verona, a Bucarest e in Giappone.

 

Fabiana Raponi

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