“Misura per misura” di William Shakespeare

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Se dicessi che lo spettacolo, nelle sue varie declinazioni (testo, regia, interpretazioni, scene, costumi e musica) è assolutamente meraviglioso sarei io stesso a tirarmi per la giacca per farmi scendere dallo stato di benessere irrazionale a quello di un misurato realismo. Ma la discesa non è facile perché una volta tanto (ed è così bello che non sarà l’ultima) mi sono lasciato trasportare, mettendo in sonno lo spirito critico, dalla bellezza della parola, dall’analisi dei sentimenti e delle morali, dalla vicenda corposa di questa commedia elisabettiana, dal gran gioco del teatro. Tre ore di spettacolo di cui non ho perso un verbo, non ho avuto un attimo di normale distrazione. Sicuramente lo spettacolo più bello di questo inizio di stagione.  Il testo del bardo è una metafora ben costruita del potere e dell’iniquità mascherata di giustizia. E’ incredibile come i vizi siano eterni, ieri come oggi: l’ipocrisia, le pulsioni sessuali, le prevaricazioni, la furbizia, la morale e la dignità coscientemente offese.

La storia in breve. Il Duca di un’immaginaria Vienna finge di partire per l’estero per controllare e scoprire, travestito da frate, la reale situazione della città, la dissolutezza dei costumi, l’ipocrisia e il tartufesco comportamento di Angelo suo temporaneo vicario. E come un grande burattinaio il Duca tira i fili dei tanti protagonisti di questa complessa vicenda riuscendo alla fine a far trionfare la giustizia, punire i malvagi e premiare i virtuosi.

Bellissime le scene di Jean Mark Stehlé e Catherine Ranki. Sul palcoscenico rotante, una gigantesca struttura su due piani fatta di porte, inferiate, scale, piattaforme, passerelle ruota e si scompone creando con mirabile semplicità tutti gli ambienti dove si svolge la vicenda.

Superba l’interpretazione di Eros Pagni nel ruolo del Duca che, con elegante istrionismo, muta accento, tonalità, intonazione e gestualità quando veste il saio.

Giuanluca Gobbi, il vicario, rende con nevrotica intensità la spregevole ipocrisia di Angelo, Alice Arcuri interpreta con passione e misura il personaggio della virtuosa e fredda Isabella. Claudio Ottobrino mette al servizio del personaggio di Claudio la sua bella voce. Roberto Serpi è bravissimo nel caratterizzare la maschera irridente e buffa di Lucio. Bravi tutti gli altri attori (Antonio Zavatteri, Roberto Alinghieri, Nicola Pannelli, Fabrizio Careddu, Marco Avogadro, Antonietta Bello e Massimo Cagnina) che sotto l’ottima regia di Marco Sciaccaluga, salvo qualche eccessiva caratterizzazione, sono perfetti nei tempi, nelle pause e nella gestualità.

Belle e funzionali le musiche curate da Andrea Nicolini e le luci di Sandro Sussi.

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