“Il flauto magico” secondo l’orchestra di Piazza Vittorio

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IL FLAUTO MAGICO  secondo l’orchestra di Piazza Vittorio

VENERDÌ 11 E SABATO 12 NOVEMBRE 2011 ORE 21:00

Ispirato a “il Flauto Magico” di W.A. Mozart

Spettacolo prodotto da The Fabmax Company e Paco Cinematografica

da una produzione originaria di Fondazione Romaeuropa e Les Nuits de Fourvière

direzione artistica e musicale Mario Tronco

elaborazione musicale Mario Tronco  e Leandro Piccioni
acquerelli, animazione e scene Lino Fiorito

disegno luci Pasquale Mari

costumi Ortensia De Francesco

L’Orchestra di Piazza Vittorio
Cast

Houcine Ataa (Tunisia) voce – Monostatos
Peppe D’Argenzio (Italia) sax baritono e soprano, clarinetti
Evandro Cesar Dos Reis (Brasile) voce, chitarra classica e elettrica, cavaquinho -Ragazzo
Omar Lopez Valle (Cuba) tromba, flicorno – Narratore
Awalys Ernesto Lopez Maturell (Cuba) batteria, congas – Tamino
Zsuzsanna Krasznai (Ungheria) violoncello – Dama
John Maida (Stati Uniti) violino – Dama
Gaia Orsoni (Italia) viola – Dama
Carlos Paz Duque (Ecuador) voce, flauti andini – Sarastro
Pino Pecorelli (Italia) contrabbasso, basso elettrico – Ragazzo
Leandro Piccioni (Italia) pianoforte
Raul Scebba (Argentina) marimba, percussioni, timpani – Sacerdote
El Hadji Yeri Samb (Senegal) voce, djembe, dumdum, sabar – Papageno
Dialy Mady Sissoko (Senegal) voce, kora – Ragazzo
Ziad Trabelsi (Tunisia) oud, voce – Messaggero della Regina della Notte

i musicisti ospiti

Petra Magoni (Italia) voce – Regina della Notte
Sylvie Lewis (Inghilterra) voce – Pamina
Fabrizio Giannitelli (Italia) corno
Sanjay Kansa Banik (India) tablas – voce
Fausto Bottoni (Italia) trombone, euphonium – canto

Sarà in scena al Teatro Arcimboldi di Milano, l’11 e il 12 novembre 2011, Il Flauto Magico secondo l’orchestra di Piazza Vittorio, una rilettura dell’opera mozartiana a ritmo di jazz, rap, mambo, pop, attraverso tutte le culture musicali del mondo così ben rappresentate dal gruppo musicale legato all’omonima piazza romana, nato in seno all’Associazione Apollo 11 e ideato e creato da Mario Tronco ed Agostino Ferrente.

Il Flauto magico come non l’avete mai sentito. Una rilettura in chiave moderna del bellissimo classico di Mozart con le invenzioni dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Attraverso tutte le culture musicali del mondo, ben rappresentate nell’orchestra multietnica si intraprende un viaggio intorno al mondo, a suon di musica pop, reggae, jazz. Un puzzle di culture e religioni riunite in un progetto composito, fatto di atmosfere sognanti ed esotiche, emozioni intense e ritmi coinvolgenti. Un turbinio di emozioni e colori in scena, con i musicisti che interpretano – grazie ai loro strumenti – i personaggi dell’opera di Mozart. I musicisti diretti da Mario Tronco, che con Leandro Piccioni ha curato l’elaborazione musicale, rompono il tradizionale confine tra la buca d’orchestra e il palcoscenico, inventando un nuovo rapporto tra pubblico e scena senza soluzione di continuità. Le originali scenografie fatte di acquerelli richiamano l’idea della favola, esattamente come il “Flauto magico”: una magica favola, un racconto in musica fatto di sogni e parole.

 

PROGRAMMA

 

E se fosse avvenuto tutto al contrario?

Il viaggio intrapreso dentro e intorno alla partitura di Wolfgang Amadeus Mozart dalla compagine multietnica capitolina arriva al suo compimento con un concerto semiscenico. Le splendide note del compositore di Salisburgo sono infatti il punto di partenza di Mario Tronco, coadiuvato negli arrangiamenti da Leandro Piccioni, e degli altri musicisti vittorini, per reinventare sia la vicenda che la musica: i temi e le armonie di Mozart stringeranno la mano alla musica etnica e a quel particolare melange di pop, reggae, rock e jazz che contraddistingue l’Orchestra romana.

Ecco perciò il principe Tamino, nei panni di Ernesto Lopez Maturell; il sacerdote Sarastro, con i toni caldi e la verve latinoamericana della voce di Carlos Paz; Papageno, il personaggio di Mozart che da sempre riscuote la maggiore simpatia del pubblico per il suo modo di “pa, pa, pa, pa” parlare, non a caso sarà interpretato da Pap, con tutta l’energia della musica  africana.

Brillante e infida, cattiva e virtuosistica, la regina della notte s’incarna  in Petra Magoni, per renderne tutta l’ambiguità grazie alla sua voce che spazia dai madrigali del Cinquecento  alla musica pop. Ma forse è il personaggio di Pamina, di cui Tamino è innamorato, la chiave di volta di questa versione. Pamina, muovendosi sulle tracce del teatro buffo di Mozart, si impone all’interno della vicenda, strappando la conclusione della storia dalle mani maschili del principe e dei sacerdoti. Toccherà alla cantante folk inglese Sylvie Lewis trasformare Pamina in una ragazza ancora adolescente, che con tutti i suoi dubbi e le sue incertezze terrà il pubblico con il fiato sospeso fino alla fine. Non manca un narratore che avrà la trascinante simpatia del cubano Omar Lopez Valle. Infatti il libretto, che nel 1791 Emanuel Schikaneder scrisse per Mozart, è qui trattato come un racconto orale passato di bocca in bocca e che in ogni paese lascia una sua versione diversa. Ed è noto quante e quanto diverse siano le nazionalità presenti nella compagine vittorina. Una esplosione variopinta di stili, lingue, e musicalità alla ricerca delle radici del “Flauto magico” nelle diverse culture. E nasce il dubbio che, dopo averlo ascoltato, ci sia anche la possibilità di pensare e perfino di convincersi che sia avvenuto tutto il contrario: che nel loro meraviglioso lavoro colorato di esotismo, Mozart e Schikaneder si siano ispirati ai tanti racconti che narrerà l’Orchestra di Piazza Vittorio. Così a otto anni dal suo debutto, avvenuto nel 2002 a Romaeuropa Festival, l’Orchestra di Piazza Vittorio presenta questo spettacolo con le scenografie curate da Lino Fiorito e i costumi da Ortensia De Francesco.

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A COLLOQUIO CON MARIO TRONCO

Come è nato Il Flauto Magico dell’Orchestra di Piazza Vittorio?

È nato nel 2007 da una proposta di Daniele Abbado per la Notte Bianca di Reggio Emilia. Il progetto ci sembrava folle, poi abbiamo deciso di svilupparlo come se l’opera di Mozart facesse parte di tutte le culture musicali di Piazza Vittorio, come se fosse una favola tramandata in forma orale e giunta in modi diversi a ciascuno dei nostri musicisti.

Come accade ogni volta che una storia viene trasmessa di bocca in bocca, le vicende e i personaggi si sono trasformati, e anche la musica si è allontanata dall’originale: è diventato Il Flauto Magico secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio.

Come sono state assegnate le parti?

I ruoli sono stati affidati ai musicisti in base a una somiglianza di carattere o per affinità con certe esperienze vissute: per esempio Tamino è Ernesto Lopez Maturell, un ragazzo di 22 anni che ha tutta l’esuberanza della sua giovane età. Più che dall’amore per Pamina, il nostro principe è mosso dal desiderio di avventura e dalla paura dell’ignoto, che a quell’età si trasforma in eccitazione. Il mago Sarastro è Carlos Paz, un artista con un rapporto molto forte con la politica e la religione, che ci racconta spesso dei riti sciamani del suo paese; lui stesso ha qualcosa dello sciamano. Quella della Regina della Notte è una delle poche parti occidentali, sarà interpretata da Petra Magoni, una virtuosa del canto con un repertorio molto vasto che spazia da Monteverdi ai Beatles. La sua Regina ha un carattere misterioso, insieme solare e cupo; è animata da sprazzi di energia ma alla fine crollerà come una cantante da club fuori forma. E per diretta assonanza Pap è stato subito

Papageno, una persona semplice e profonda con un carattere molto vicino al personaggio di Mozart.

Avete mantenuto i riferimenti alla massoneria, così presenti nell’opera di Mozart?

Abbiamo preferito non considerare questo elemento che ha assunto un significato e delle connotazioni del tutto diverse da quelle dell’epoca mozartiana. Volevamo raccontare un Flauto contemporaneo, che si svolge in una società multirazziale di questi tempi, ed evitare qualsiasi fraintendimento. In questo senso abbiamo fatto nostra una suggestione presente nel Flauto di Ingmar Bergman (1975), in cui, durante l‘ouverture si susseguono primi piani del pubblico, come a cercare  il Flauto nella società, e i personaggi tra la gente comune.

Come è stata trattata la partitura?

Non si tratta dell’esecuzione integrale dell’opera di Mozart. Abbiamo lavorato molto liberamente utilizzando solo ciò che è plausibile per la OPV. Le melodie sono riconoscibili ma alcune sono solo tratteggiate, senza sviluppo e senza parti virtuosistiche, intrecciate a brani originali dell’Orchestra. Non dobbiamo dimenticare che non tutti i nostri musicisti  sono in grado di leggere uno spartito; il nostro lavoro con la partitura è quindi necessariamente diverso da quello di un’orchestra “normale”. Dal reggae alla classica al pop e al jazz, la nostra musica è piena di riferimenti alle altre culture. I nostri musicisti hanno background molto distanti, non solo geograficamente.

Per i recitativi abbiamo preso a prestito la tecnica del fotoromanzo: alcune scene sono  accompagnate da una sorta di didascalie disegnate sui pannelli da Lino Fiorito. Tutta la scenografia creata da Lino è fatta da acquerelli che richiamano l’idea della favola.

Infine ci sono alcune “sorprese”, tra cui un mambo interpretato da Petra come omaggio a un’altra Regina della Notte andina, Yma Sumac.

E il racconto?

Anche qui ci siamo mossi con molta libertà rispetto “all’originale”. Chi conosce lo svolgimento delle vicende e le relazioni tra i personaggi scoprirà un’altra possibile versione dei fatti, quella immaginata dai musicisti della OPV in base alla loro interpretazione, e adattata all’ambientazione contemporanea. Scopriremo che forse il vero eroe non è Tamino… e che i personaggi femminili, al contrario di quanto accade nell’opera di  Mozart, possono, con il loro carattere, cambiare il corso degli eventi e assumere un ruolo determinante.

Per esempio Pamina –interpretata da una folksinger inglese- non ha mai deciso nulla della sua vita, gli altri hanno sempre deciso per lei: è stata rapita da Sarastro, un uomo che si comporta in maniera paterna ma è pur sempre il suo rapitore; la madre la vuole far diventare una assassina; non è neanche così convinta di essere innamorata del principe Tamino. È una ragazza molto confusa che non sa cosa vuole dalla vita, ma alla fine prenderà la situazione in mano e farà la sua scelta cambiando la storia e regalandoci un finale del tutto inaspettato.

Le scenografie sono di Lino Fiorito, i costumi di Ortensia De Francesco: cosa avete chiesto a questi due artisti?

Gli acquerelli di Lino sono mossi da una semplice animazione, data da lievi passaggi di colore tra un quadro e l’altro a sottolineare l’aspetto fiabesco, magico e un pò sognante del racconto, in contrapposizione al lato “terreno” e concreto dei musicisti.

I costumi di Ortensia sono sempre presenti in scena, come veri personaggi che prendono vita quando vengono indossati dai musicisti per entrare nelle parti.

Ogni musicista porterà nell’Opera la sua cultura: In quante lingue sarà questo Flauto?

Almeno sei: arabo, inglese, spagnolo, tedesco, portoghese, wolof.

Il Flauto di Mozart è ambientato in un Egitto fantastico. Il vostro?

In un luogo immaginario, senza riferimenti alla geografia reale.

Quanto ci sarà dell’Orchestra, così come abbiamo imparato a conoscerla in concerto negli ultimi anni?

Il pubblico ritroverà proprio quell’Orchestra: il nostro Flauto è un lavoro collettivo, un mix tra un concerto ed uno spettacolo teatrale. Ci sarà sempre una forte sensazione di libertà e improvvisazione, come se lo spettacolo fosse diverso ogni sera.

 

Teatro degli Arcimboldi

Viale dell’Innovazione, 20 – 20126 Milano

Biglietti da € 22  a € 38,50  Comprensivi di diritti di prevendita
Sono previste riduzioni giovani, anziani e per gruppi di minimo 10 presenze.

Call Center TicketOne 892.101

Per informazioni e prenotazioni:  gruppi@ipomeriggi.it  – 02/641142213

 

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