J & H Doppelgänger Suite

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Doppelgänger è il doppio, il gemello maligno di una persona. Fornisce consigli fuorvianti o maliziosi alla persona di cui ha le sembianze. Può anche, instillare idee nella mente delle sue vittime, provocando confusione. Chi ha visto il proprio doppelganger è condannato ad essere perseguitato da questa parte oscura di sé.

J è un medico, un chirurgo bravissimo, pervaso da buoni sentimenti, persino stucchevoli, agitato nascostamente da ambizioni e sentimenti di rivalsa, che lo agitano come un peccato originale che gli avvelena i giorni. H è la parte oscura di J, che si libera grazie ad alcune pasticche psicotrope, che dovrebbero espellerne l’inquietudine, ma inesorabilmente provocano un dissidio ancor più forte, ancor più velenoso.

J è uomo solo con sé stesso, un uomo tormentato da ambizioni e buoni propositi, qualcuno che sa di valere ma viene annullato dal sistema di potere che lo circonda. Comincia a vedere H, l’altra parte di sé, quella parte libera da condizionamenti, ferina, brutale, feroce, dedita soltanto al soddisfacimento del proprio piacere. L’animale racchiuso nella gabbia della sua coscienza, viene fuori, si libera, azzanna, uccide, stupra, con facilità e leggerezza, sicuro di sé. L’orrore che suscita nella sua parte originaria, quella buona, provoca un duello serrato, spietato, persino ironico, cinico, dissacratorio, dove tutte le crepe si allargano e approfondiscono, inesorabilmente il male dispiega tutte le sue armi seduttive e manipolatorie. H progredisce, raffina le sue capacità, passa a livelli superiori: il male non più e soltanto come brutale appagamento, ma attraverso il potere e l’impunità, mezzo di dominio e libido assoluti, perfetta evoluzione che lo rende idealmente e perfettamente inserito e realizzato: «Questa è la mia epoca / Sono perfettamente inserito / a mio agio Mi sento normale». Mentre J è sempre più debole, perché lui stesso e i suoi reconditi, rimossi desideri, rendono più forte e potente la sua parte antagonista. Fino all’apoteosi finale dell’oscurità che prende il sopravvento e trionfa, fagocitando J, accorpando in un unico essere le due metà, un essere splendidamente oscuro, torbidamente affascinante, orribilmente e naturalmente inserito nel buio e nel caos dell’assenza della coscienza: «È oggi che il buio sorge ad ogni alba / Questo è il tempo del nero caos».

INFORMAZIONI

Variazioni su R. L. Stevenson di Francesco Randazzo con Walter Da Pozzo (H) e Francesco Randazzo (J), musiche a cura e di Calogero Giallanza, coreografie Rossana Veracierta, spazio scenico e regia Francesco Randazzo

TEATRO DELL’OROLOGIO – SALA GASSMAN

via de’ filippini, 17/a – 06.6875550

Dall’11 al 23 ottobre 2011

tutte le sere ore 20,00 – domenica ore 18,30 – lunedì riposo

Ingresso: 10,00 – 8,00 – incentive 1,00 – tessera associativa teatro €2,00

 

 

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