“La bisbetica domata” di Shakespeare

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La bisbetica domata di Shakespeare narra l’eterno, inconciliabile contrasto fra uomo e donna in cui è labile il confine fra realtà e finzione e in cui tutti fingono di esser qualcosa o altro. Commedia fra le più celebri e divertenti del Bardo, la Bisbetica è stata oggetto di numerose rivisitazioni e trasposizioni cinematografiche nel corso degli anni (chi non ricorda la pellicola di Zeffirelli con la coppia Taylor-Burton?), ma per Armando Pugliese (che ha anche adattato e snellito il testo) diventa quintessenza del divertimento, di esercizio di stile e di spassoso esperimento fra il contemporaneo e il fantastico. Esempio di teatro nel teatro, la “trovata” di Pugliese (che già lo scorso anno si era misurato con una versione psicoanalitica e contemporanea di Amleto con Alessandro Preziosi) è di incastrare la nota vicenda all’interno di tre diversi dimensioni, alias strutture scenografiche e temporali. Il prologo/epilogo con Sly, è in pieno Cinquecento, di chiaro stampo realistico. La rappresentazione/sogno della Bisbetica è un mondo immaginifico e metà strada fra il Rinascimento e indefiniti futuribili Anni Sessanta e la casa di Petruccio è un viaggio surreale e alla scoperta di un bislacco e fantastico mondo di servi che sembrano trolls. Al centro di tale trasversalità però ci sono sempre loro, lo spavaldo e caparbio Petruccio di Verona, avventuriero alla ricerca di una moglie con ricca dote annessa e la scorbutica e intrattabile Caterina da Padova, domata (o è davvero questa la sua natura?) infine dal suo signore, che resterà vittima delle sue stesse armi, ripagata con la sua stessa carta e infine devota moglie redenta al punto tale che sarà lei per fare la morale alle altre mogli. C’è da dire che le ricche sovrapposizioni linguistiche e scenografiche funzionano, mantenendo sempre il ritmo molto elevato e forsennato, e toccando non di rado un registro grottesco, ma qui lo scontro epocale fra Petruccio e Caterina assume la dimensione onirica di scontro del tratto surreale e comico. Le interpretazioni di Edoardo Siravo (Petruccio) e Vanessa Gravina (Caterina), volti noti della televisione per il pubblico, ma pregevoli attori teatrali e coppia anche nella vita, convincono anche i più diffidenti: Siravo intepreta un Petruccio sfrontato e dissacrante, ma baldanzosamente autoritario, la Gravina (che si è anche misurata con Strindberg come signorina Julie per Pugliese) una Caterina dai tratti quasi animaleschi al suono della cui voce tutti sussultano e quasi fuggono, salvo poi trasformarsi in una docile moglie. Le inconfondibili musiche di Goran Bregovic (legato artisticamente per anni a Emir Kusturica) regalano poi sonorità quasi tzigane e scatenate in un turbinio di ritmo ininterrotto. Oltre ai due validi interpreti principali che guidano la scena, gli altri comprimari, spiccano per generosità di carattere e immediatezza. E proprio l’immediata spontaneità sembra essere la cifra stilistica essenziale di questa Bisbetica per arrivare dritto dritto al cuore e alla mente degli spettatori che se la spassano decisamente per oltre due ore. In scena fino al 18 dicembre.

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