“L’uomo dal fiore in bocca all’uscita” di Luigi Pirandello

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di Luigi Pirandello

con

Marcello Amici, Marco Vincenzetti, Anna Varlese, Umberto Quadraroli,

Alcide Pasquini, Raffaella Zappalà, Andrea Bloise, Simone Destrero

 

Scene Marcello de Lu Vrau             Direzione artistica e costumi Natalia Adriani

Regia

 Marcello Amici

 

Marcello Amici, dopo il successo ottenuto con Pirandelliana, una delle rassegne teatrali  più apprezzate e seguite dell’Estate Romana, propone un nuovo spettacolo realizzato con due atti unici di Luigi Pirandello, All’uscita e L’uomo dal fiore in bocca, inseriti in un componimento nominato Gente, la notte della Vigilia, costruito con tre novelle del grande drammaturgo agrigentino, Notte e Il vecchio Dio e La trappola, tenute insieme dalle parole di Donata, la protagonista di Trovarsi.

In un palcoscenico di lampioni a gas di una città senza sera, agiscono e parlano personaggi dominati da una cieca monotonia, da un immobilismo senza fine, terribilmente aggrappati alla vita in un’attesa che determina e condiziona. È una notte di traffici insonni, di incontri casuali in una piazza, davanti a un caffè notturno dove qualcuno si è recato perché ha perduto il treno. Passa un’attrice all’uscita dal teatro, poi arriva l’uomo dal fiore. La vita è un breve momento di illuminazione, tutto il resto è buio. Laggiù, alla fine del viale c’è un cimitero dove fa da guardiano il vecchio Dio. Mentre le persone parlano, viene in mente: siamo tutti di passaggio o la vita si può paragonare ad un sentiero esteso che porta al cimitero……. L’unica luce proviene dall’alto, da certi lampioni oltre il celetto del teatro. C’è poco tempo per parlare, si sta dentro un piccolo alone. Una replica del lanternino di Mattia Pascal e, attraverso quella luce, si crede di vedere gli elementi razionali ed emozionali dell’umanità, la parzialità di tutte le verità, l’illusorio carattere dei valori in cui crediamo.

È un dialogo con Leopardi cui Pirandello racconta la sua teoria  della morte.

Che cosa accade all’uscita? Nella notte il cimitero espelle le apparenze dell’Uomo Grasso e del Filosofo. I due si rifugiano sul palcoscenico, l’uno a raccontare la sua torva storia, l’altro a dare un’espressione al suo ragionamento. Si aspetta; lo si desume da certe pause nel ragionare. L’arrivo della donna uccisa è un momento espressionista, la sua risata è più forte dell’urlo esistenziale di Munch. Sarà la donna a rivelare la verità dell’attesa. È l’attrice che si dona, crea l’oltre con la sua arte, da contrapporre all’immortalità del Filosofo che rimarrà in eterno a ragionare sulla soglia, tra vita fisica e astrazione mentale, tra storia e natura, tra malinconia e desiderio.

All’improvviso, pochi e veloci versi dalla Vigilia, una lauda umbra del XV secolo. Esplode il chorus mysticus del gran finale dell’ottava di Mahler: l’Eterno Femminile ci fa salire… Sipario.

In scena al teatro Agorà (via della Penitenza 33, tel. 06/6874167) dal 19 al 23 dicembre. Orario spettacoli: ore 21, ingresso libero e gratuito.

Info: 06.6620982 – info@personalaboratorio.it – www.personalaboratorio.it

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