“Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo

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Non è mai facile confrontarsi con un classico, ma Nello Mascia, nella duplice veste di regista e attore, ha rivisitato un Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo, ora in scena al Teatro Eliseo di Roma, assolutamente lodevole. Prodotto dal Teatro Biondo Stabile di Palermo, questo Natale, appare volutamente lontano dalla tradizione e catapultato in un’ottica contemporanea e vagamente atemporale dove si ride, ma di amara ironia nella dinamica dello scontro all’interno della famiglia.

La trama di questo classico (scritto nel 1931 che all’epoca scandalizzò la critica per la visione realistica della famiglia lontana anni luce dalla società descritta dal fascismo) è arcinota e racconta il Natale di una famiglia borghese in cui il padre Luca Cupiello, è affaccendato nel costruire un presepe cui nessuno vuole interessarsi. Ma i problemi sono ben altri, il figlio è un nullafacente, la figlia, sposata con un ricco industriale, è innamorata di un altro e proprio il giorno della Vigilia si consumerà il dramma, sotto gli occhi quasi inconsapevoli del capofamiglia.

In questo nuovo allestimento, Pietro Carriglio realizza innanzitutto una sorta di scena fredda e inedita e atemporale: siamo in un basso napoletano di grigio cemento, con pochi, indispensabili oggetti di scena; le luci di Pietro Sperduti acquistano un ruolo fondamentale nel disegnare e dispensare centralità a ciascun personaggio in momenti particolare decisivi.

Nella rilettura di Nello Mascia, che ha lavorato proprio con De Filippo, viene evidenziata in particolare la linea tragica e il conflitto, o meglio i conflitti all’interno della famiglia, muovendosi fra la farsa e il grottesco e senza mai perdere di vista il nucleo originario della commedia. Il regista ha voluto espressamente citare e rifarsi a Ionesco, Beckett, Pinter e a tutto il teatro del Dopoguerra al punto tale che la modernità passa non solo attraverso la scena nuda, ma anche attraverso i costumi di scena che richiamano i personaggi di Magritte con i loro abiti scuri e i cappelli, seppur consunti dalla povertà. Nello Mascia, che ha dichiarato quanto sia stato impegnativo “confrontarsi con un monumento della storia del teatro”, ha diretto un buon cast con grande equilibrio giocando molto sulla sulla centralità di ciascun personaggio, curando in particolare la fisicità recitativa di ciascuno e sfruttando pienamente nelle soluzioni registiche l’impianto scenico che lascia intravedere alcune delle entrate e delle uscite dei personaggi in scena in momenti cruciali. In un cast in cui Luca Cupiello è lo stesso Nello Mascia che interpreta il capofamiglia un po’ distratto, concentrato su un presepe che non interessa a nessuno e in perenne conflitto con chiunque, ottimo nei momenti di spaesamento drammatico, Benedetta Buccellato interpreta con carattere la moglie Concetta, Sergio Basile è un comprimario di classe nel ruolo del fratello, e il figlio nullafacente è affidato all’estro comico di Roberto Giordano. Il ritmo dello spettacolo (piuttosto lungo, 2,30 con due intervalli) è sempre alto e scorrevole, sempre piacevole e sembra proprio che Mascia abbia trovato una chiave di lettura innovativa e moderna, discostandosi dalla tradizione, ma senza oltraggiare il testo, trasportando il testo una nuova atemporalità. In scena fino al 18 dicembre al Teatro Eliseo di Roma.

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