“Riprendiamoci la scuola. Diario d’un maestro di campagna” di Alex Corlazzoli

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Alex, un maestro in lotta per la scuola

 

E’ importante che ogni persona sia istruita? Che abbia la possibilità di essere accompagnata e guidata nel comprendere ed esprimere tutte le proprie potenzialità? Che possa, quindi, contribuire, con il meglio che ha, alla vita del proprio Paese e dell’umanità? Ho l’impressione che la maggior parte di noi potrebbe rispondere positivamente a queste domande, e considerare, di conseguenza, desiderabile e prioritario avere un sistema di istruzione in grado di raggiungere questi obiettivi. Purtroppo il nostro Paese non sta più andando in questa direzione. E’ questo il problema che Alex Corlazzoli pone alla nostra attenzione con il suo libro «Riprendiamoci la scuola. Diario d’un maestro di campagna. Come sopravvivere alla scuola italiana e cambiarla», (Altraeconomia Edizioni). La scuola è cambiata, e tanto. Il criterio economico è il criterio guida, che detta scelte e comportamenti. Il risparmio (ma siamo poi sicuri che sia davvero tale?) ha preso il posto d’onore, sostituendosi alla vita delle persone e all’ordinato sviluppo del Paese. La nostra scuola, per la verità ottima fino a poco tempo fa, si sta sgretolando. E’ questo crollo che Alex ci mostra. Senza nessun compiacimento e senza nessuna colorazione ideologica. Piuttosto come un dramma del quale forse la nostra società non coglie ancora tutta la portata. E che colpisce in maniera severissima i più deboli (terribile la storia della scuola «Giovanni Falcone» del quartiere Zen di Palermo). Il libro, seriamente documentato, si propone di colmare, in maniera discorsiva e accessibile a tutti, questo vuoto di consapevolezza. Alex è un personaggio. Mingherlino, capelli lunghi, barba folta. Giornalista, militante, consigliere comunale, e maestro. Precario, ma non per questo meno appassionato. Con i «suoi» bambini, in piccoli centri – Bottaiano di Ricengo e Salvirola, nel Cremonese -, sperimenta in classe un diverso modo di insegnare, basato sul dialogo, sulla democrazia, sulla assunzione di responsabilità e sul contatto con la realtà. I bambini imparano la Costituzione, i meccanismi delle istituzioni, la storia recente del nostro Paese, insieme a quella antica dei programmi scolastici. Alex dedica la sua vita alla lotta contro ogni forma di stigmatizzazione e di marginalizzazione, non limitandosi alla denuncia e alla protesta, ma cercando nuovi percorsi. E, anche nel libro, Corlazzoli mette in evidenza, oltre ai tanti problemi, anche le strade intraprese dai genitori, dagli insegnanti e dai cittadini per avere un maggior peso nella vita della scuola. Vengono presentate diverse esperienze. Dall’uso degli strumenti dei decreti delegati, da rivitalizzare, alla possibilità di un dialogo diretto tra genitori e insegnanti, magari tramite la posta elettronica; dalla mobilitazione spontanea, a quella svolta con organizzazioni della società civile come Cittadinanzattiva o ReteScuole. O, ancora, il ricorso alla class action. Ci riferisce Alex anche di tante realtà di base che sono attive nel difendere la scuola pubblica o/e la loro scuola. Potrete leggere di iniziative come «Semi di Serra», «Facciamo scuola assieme», «Unacrepaincomune », «Comitato scuola Strocchi» o «Non rubateci il futuro». Il libro di Alex Corlazzoli ci porta preoccupazione e presa di coscienza, ma anche una buona notizia: che, malgrado ogni forma di dissuasione e di scoraggiamento, ci sono ancora in giro maestri e insegnanti che credono nel loro lavoro e nei ragazzi. E ci sono anche genitori e cittadini che non si rassegnano a veder cambiare pelle e finalità alla scuola. E’ importante. L’istruzione è un bene pubblico. Perché è finanziata con le risorse messe a disposizione da tutti coloro che pagano le tasse, ma anche perché il successo o l’insuccesso di ogni ragazzo ci riguarda. E’ una carezza o una ferita nostra, dal momento che siamo indissolubilmente legati gli uni agli altri. E vogliamo che i più giovani possano proseguire un cammino di piena realizzazione di se stessi e di un mondo accogliente per tutti.

Fonte: La Stampa

2 COMMENTS

  1. “La nostra scuola, per la verità ottima fino a poco tempo fa, si sta sgretolando”. Sarà pur vero, ma a nessuno viene in mente che si sta sgretolando, fra l’altro, anche per colpa di alcuni docenti che, dall’alto della loro esagerata autostima, non sono riusciti a superare la preselezione, basata su quesiti atti a verificare le le loro capacità logico-deduttive, ai fini di accedere al cosidetto “Concorsone”? Alex Corlazzoli è uno di questi. Trovo eticamente e pedagogicamente inammissibile (personalmente lo trovo ripugnante) che si sia rivolto ai suoi allievi (bambini!),giudicando con supponenza chi ha il dovere di giudicarlo, e dichiarando risibile un test a cui non ha saputo rispondere. Ecco come, a questo proposito, Corlazzoli si rivolge ai suoi studenti.

    “Volete sapere cosa mi hanno chiesto? No, non ho il coraggio di dirvelo, cari allievi. Voi state immaginando domande sulla didattica, su come si trasmettono a voi la storia, la geografia, l’educazione civica. State immaginando che mi hanno “interrogato” per sapere come v’insegno a usare internet, la mail, i social network che il 74% di voi utilizza.

    No, nulla di tutto questo. Mi hanno fatto un quiz, come quelli che fate voi quando vi costringono a fare i test dell’Invalsi più o meno. Per sapere se so fare il maestro mi hanno chiesto: “Pamela, Fiona e Gina, sono tre ragazze newyorkesi. Stanno prendendo il sole in una piscina della loro città. Pamela indossa un costume intero. Fiona legge un libro, Pamela e Gina sono cugine”. Dovevo indovinare la risposta esatta tra queste quattro: Fiona è una studentessa universitaria; Pamela è grassa; a Roma non sono le 9 del mattino; Pamela e Fiona sono cugine.Lo so che state ridendo. Ma i vostri maestri oggi non hanno il sorriso. Dicono che si chiama logica, cari ragazzi.”

    Cornazzoli sapeva benissimo che le domande che lui pretendeva gli venissero rivolte non c’entrano con la preselezione, anche perchè il Ministero aveva messo a disposizione degli aspiranti insegnanti i quiz su cui esrcitarsi. Ci voleva tanto a dedurre che la risposta giusta era “a Roma non sono le 9 del mattino”?. Per via del fuso orario, quando a Roma sono le 9 del mattino, a New York sono le 3 di notte, e certo non si può prendere il sole. Ma anche non sapendolo, bastava acorgersi che le altre tre risposte erano assurde, e ragionare per esclusione. Questo vuol dire far funzionare il cervello, non gridare ai quattro venti, lamentandosi, appelli roboanti e scontati. Doveva esercitarsi prima, come hanno fatto tanti altri con umiltà, invece di lamentarsi dopo. C’è ancora un punto. Corlazzoni ha sritto che il Ministero lo ha bocciato alla giostra dei quiz, ma il web lo ha promosso. Non è vero. Nella stragrande maggioranza i commenti alla sua “Lettera ai miei allievi” sono negativi. Alcuni anche troppo.

    Prof. Piero Luigi Ipata

    Professor emerito di Biochimica

    Università di Pisa

  2. Per decenni abbiamo avuto una delle migliori scuole elementari del mondo. Non sarà che adesso stiamo peggiorando per via di maestri come Alex Corlazzoli? Lasci che decidano altri che sanno meglio di lui se decreti delegati da rivitalizzare,la mobilitazione spontanea, Cittadinanzattiva, il ricorso alla class action, o iniziative come «Semi di Serra», «Facciamo scuola assieme», «Unacrepaincomune », «Comitato scuola Strocchi» o «Non rubateci il futuro» possono aiutare a far drescere i bambini, per i quali il gioco è ancora fondamntale per la loro psiche. Unicuique suum: Corlazzoli faccia il maestro con passione, ma anche con umiltà.

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