“Riprendiamoci la scuola. Diario d’un maestro di campagna” di Alex Corlazzoli

1397

Alex, un maestro in lotta per la scuola

 

E’ importante che ogni persona sia istruita? Che abbia la possibilità di essere accompagnata e guidata nel comprendere ed esprimere tutte le proprie potenzialità? Che possa, quindi, contribuire, con il meglio che ha, alla vita del proprio Paese e dell’umanità? Ho l’impressione che la maggior parte di noi potrebbe rispondere positivamente a queste domande, e considerare, di conseguenza, desiderabile e prioritario avere un sistema di istruzione in grado di raggiungere questi obiettivi. Purtroppo il nostro Paese non sta più andando in questa direzione. E’ questo il problema che Alex Corlazzoli pone alla nostra attenzione con il suo libro «Riprendiamoci la scuola. Diario d’un maestro di campagna. Come sopravvivere alla scuola italiana e cambiarla», (Altraeconomia Edizioni). La scuola è cambiata, e tanto. Il criterio economico è il criterio guida, che detta scelte e comportamenti. Il risparmio (ma siamo poi sicuri che sia davvero tale?) ha preso il posto d’onore, sostituendosi alla vita delle persone e all’ordinato sviluppo del Paese. La nostra scuola, per la verità ottima fino a poco tempo fa, si sta sgretolando. E’ questo crollo che Alex ci mostra. Senza nessun compiacimento e senza nessuna colorazione ideologica. Piuttosto come un dramma del quale forse la nostra società non coglie ancora tutta la portata. E che colpisce in maniera severissima i più deboli (terribile la storia della scuola «Giovanni Falcone» del quartiere Zen di Palermo). Il libro, seriamente documentato, si propone di colmare, in maniera discorsiva e accessibile a tutti, questo vuoto di consapevolezza. Alex è un personaggio. Mingherlino, capelli lunghi, barba folta. Giornalista, militante, consigliere comunale, e maestro. Precario, ma non per questo meno appassionato. Con i «suoi» bambini, in piccoli centri – Bottaiano di Ricengo e Salvirola, nel Cremonese -, sperimenta in classe un diverso modo di insegnare, basato sul dialogo, sulla democrazia, sulla assunzione di responsabilità e sul contatto con la realtà. I bambini imparano la Costituzione, i meccanismi delle istituzioni, la storia recente del nostro Paese, insieme a quella antica dei programmi scolastici. Alex dedica la sua vita alla lotta contro ogni forma di stigmatizzazione e di marginalizzazione, non limitandosi alla denuncia e alla protesta, ma cercando nuovi percorsi. E, anche nel libro, Corlazzoli mette in evidenza, oltre ai tanti problemi, anche le strade intraprese dai genitori, dagli insegnanti e dai cittadini per avere un maggior peso nella vita della scuola. Vengono presentate diverse esperienze. Dall’uso degli strumenti dei decreti delegati, da rivitalizzare, alla possibilità di un dialogo diretto tra genitori e insegnanti, magari tramite la posta elettronica; dalla mobilitazione spontanea, a quella svolta con organizzazioni della società civile come Cittadinanzattiva o ReteScuole. O, ancora, il ricorso alla class action. Ci riferisce Alex anche di tante realtà di base che sono attive nel difendere la scuola pubblica o/e la loro scuola. Potrete leggere di iniziative come «Semi di Serra», «Facciamo scuola assieme», «Unacrepaincomune », «Comitato scuola Strocchi» o «Non rubateci il futuro». Il libro di Alex Corlazzoli ci porta preoccupazione e presa di coscienza, ma anche una buona notizia: che, malgrado ogni forma di dissuasione e di scoraggiamento, ci sono ancora in giro maestri e insegnanti che credono nel loro lavoro e nei ragazzi. E ci sono anche genitori e cittadini che non si rassegnano a veder cambiare pelle e finalità alla scuola. E’ importante. L’istruzione è un bene pubblico. Perché è finanziata con le risorse messe a disposizione da tutti coloro che pagano le tasse, ma anche perché il successo o l’insuccesso di ogni ragazzo ci riguarda. E’ una carezza o una ferita nostra, dal momento che siamo indissolubilmente legati gli uni agli altri. E vogliamo che i più giovani possano proseguire un cammino di piena realizzazione di se stessi e di un mondo accogliente per tutti.

Fonte: La Stampa