Blackbird

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Un grande attore come Massimo Popolizio in un testo attuale e scottante di David Harrower, autore-rivelazione della nuova drammaturgia scozzese. «Blackbird», firmato dal regista Lluis Pasqual – arriva a Ferrara nell’allestimento del Piccolo Teatro di Milano, e andrà in scena da giovedì 26 a domenica 29 gennaio con Popolizio, che ritorna al Comunale dopo il «Cyrano» della stagione 2009/2010, e Anna Della Rosa.

A un anno da Donna Rosita nubile di Garcia Lorca, LLuis Pasqual si cimenta con un testo terribilmente attuale sulle ferite inguaribili di un amore sbagliato. In «Blackbird» si affronta l’amore di un uomo adulto per una bambina, ma da una prospettiva diversa. “Mettere in scena «Blackbird» – spiega Pasqual – significa portare in evidenza un tema che tutti conosciamo nella sua realtà quotidiana, per guardarlo in modo più profondo, al di fuori di ogni significato scandalistico”. Il linguaggio teatrale diventa lo strumento privilegiato per uno sguardo ‘altro’ sulle cose, soprattutto quando si tratta di vicende scomode e quindi spesso taciute. Così, attraverso le molte stratificazioni del testo e i numerosi livelli di lettura, l’ordinaria storia di una violenza si trasforma in una grande storia d’amore, che lega indissolubilmente, in maniera unica e crudele, due esseri umani.

Una piattaforma rotante posta al centro, sulla quale si svolge l’interno spettacolo, costringe lo spettatore a guardare ciò che avviene da tutte le angolazioni possibili, nonché a confrontarsi in prima persona con quella realtà, senza poter trovare rifugio nel buio della platea a causa delle luci tenute appositamente accese per rendere visibili le reazioni del pubblico. Massimo Popolizio (Ray/Peter) e Anna della Rosa (Una) sono i due eccezionali protagonisti che si alternano in uno scambio di opinioni, accuse ed espressioni dolorose, entrambi decisi ad affermare il proprio punto di vista ripercorrendo i fatti avvenuti quindici anni prima, dal primo incontro fino alla fallita fuga e alla scoperta della loro morbosa storia d’amore. Questo viaggio nel passato e la ricostruzione di vicende sordide si riflettono perfettamente nella scenografia di Paco Azorin, composta da vecchi bauli, sedie rotte e tanta spazzatura, quasi a voler sottolineare la decomposizione delle identità dei due protagonisti. Uno spettacolo coinvolgente e sconvolgente, che lascia l’amaro in bocca e che permette allo spettatore di andare oltre la superficialità alla quale si è oggi abituati. Data la delicatezza dell’argomento, pur trattato con un estremo rigore morale, lo spettacolo è vivamente sconsigliato ai minori.

 

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