“Eretici e corsari” da Pier Paolo Pasolini, Giorgio Gaber, Sandro Luporini

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Per entrare direttamente nel merito dello spettacolo forse conviene cominciare dalla fine, dall’insistenza e intensità degli applausi, dall’entusiasmo contagioso di un pubblico molto composito che ha voluto, in solo abbraccio, rendere un omaggio riconoscente a Giorgio Gaber, Sandro Luporini e Pier Paolo Pasolini e all’incredibile capacità ed ecletticità dei due rispettivi interpreti: quel mostro di bravura che è Neri Marcorè e Claudio Gioé. Si esce però dal teatro disarmati e svuotati di ogni velleità reattiva nella consapevolezza che purtroppo la vita sociale e politica di questo paese è inemendabile, ché anzi oggi i disvalori, rispetto alle taglienti e ironiche analisi di Gaber e alle profezie di Pasolini, si sono moltiplicati.
Eretici e Corsari” è uno spettacolo caratterizzato dallo sviluppo di molte tematiche sociali affrontate con strumenti diversi, monologhi e canzoni. Con la prosa di Pasolini e il teatro-canzone di Gaber/Luporini.
Grande merito del regista Giorgio Gallione di far conoscere a un pubblico distratto il pensiero di due grandi artisti caratterizzati dall’assoluta indipendenza di giudizio, anticonformisti, intellettuali disallineati. Uomini “contro”. Contro il sistema, il potere, l’omologazione, l’opportunismo.
Pasolini affonda il bisturi nel corpo sociale che si sta decomponendo. Il sottoproletariato delle borgate si integra con la classe borghese attraverso il consumismo, che diventa l’atteggiamento dominante dei poveri e dei proletari. Per Pasolini il Potere è il vero fascismo, più intrusivo dell’originale (se gli togliamo il belletto e i paludamenti) perché, attraverso la televisione, impone i suoi miti edonistici e consumistici. Colpisce la capacità profetica dello scrittore. E’ stato il primo, lui non economista, a individuare nel paradigma liberistico della crescita continua l’origine della nevrosi e la scomparsa dei valori quando sottolineò la distinzione fra crescita e sviluppo. La crescita che significa quantità, mentre lo sviluppo (da intendersi “sostenibile”) qualità. La sua diagnosi sul consumismo è incredibilmente confermata da quella che viene oggi chiamata sindrome da consumismo.
E, non appena svanirà questa sindrome da impoverimento, assisteremo a un consumismo di ritorno più forte di prima. L’acquisto sarà sempre più un rito, un esercizio simbolico, un desiderio compulsivo, un esorcismo contro la nevrosi. E il consumismo si affermerà definitivamente come valore per sé, non mezzo, ma fine.
Ma ritorniamo in scena, dove la voce vibrante di uno straordinario Neri Marcoré e di un bravissimo Claudio Gioé ci sbatte in faccia, come dicevamo, l’incredibile capacità profetica di Pasolini e la poetica di Giorgio Gaber che mette a nudo con malinconia e sottile (a volte ruvida), attingendo all’ironico e al grottesco, l’ipocrisia dei politici e il conformismo della società nella sua tragica quotidianità. La sua è una poetica dissacrante contro la “ borghesia” e la stupidità dell’uomo contemporaneo. Una miscellanea di frammenti ricchi di acuta intelligenza, di grande umanità, di spunti premonitori. Gaber e Pasolini erano due intellettuali che spiazzavano il mondo della cultura e della politica alta. Li unisce la capacità di tentare una risposta alla complessità dell’esistenza. Oggi purtroppo s’è persa la traccia sia di intellettuali coraggiosi e fortemente motivati, sia di politici liberi, non omologati, non organici ai vari poteri. Si sono perduti la dignità, il valore della laicità, il senso dello Stato, dell’appartenenza.
Le canzoni e i monologhi sono accompagnati dalla musica eseguita dai bravissimi componenti del Gnu Quartet,  Raffaele Rebaudengo (viola), Francesca Rapetti (flauto), Roberto Izzo (violino) e Stefano Cabrera.

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