La modestia di Rafael Spregelburd

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Per verificare l’indice di gradimento di uno spettacolo teatrale valgono non tanto gli applausi (che possono essere di rito o addirittura liberatori) quanto il comportamento e i commenti degli spettatori all’uscita dal teatro. Ebbene, se dovessi dare un giudizio sulla commedia “La modestia” scritta da Rafael Spregelburd pluripremiato giovane autore argentino sulla base appunto dei commenti, delle espressioni, degli sguardi eloquenti di una parte degli spettatori in uscita, dovrei ricorrere a parole quali sconcerto, stanchezza e timore di non aver capito il senso dell’opera. D’altra parte anche di fronte ad un quadro surrealista (il riferimento non è casuale) la comprensione è mediata da un’osservazione attenta. Anche nel nostro caso, superato lo spaesamento iniziale dovuto alla difficoltà di seguire i passaggi improvvisi di luogo e di tempo – solo a volte annunciati dallo spostamento a vista di un mobile – tra una coppia sudamericana e una seconda russa (difficoltà aggravata dal fatto che gli stessi quatto attori recitano due parti in commedia senza mutare abbigliamento salvo il diverso accento di uno dei protagonisti) il puzzle col tempo si incastra e consente allo spettatore una lettura più distesa del testo. Insomma, una volta capito il meccanismo, tutto fila via liscio. Le esistenze delle due coppie, una composta da uno scrittore fallito e gravemente malato e dalla moglie Anja e l’altra da un medico emigrato senza permesso di soggiorno che, con la moglie Leandra vive alla giornata, si intrecciano condividendo una vita caratterizzata da tradimenti e imbrogli consapevoli però del valore del “bene” e il disvalore del “male”. Lungo e inutile sarebbe raccontare la trama di questa commedia ironica, divertente, tragica ed enigmatica con la sua duplicità di trame e opacità di significati.
Si sente la mano del regista Luca Ronconi che dirige e segna il ritmo, le pause, i toni e le scansioni temporali dei bravissimi versatili attori Paolo Pierobon, Maria Paiato, Fausto Russo Alesi e Francesca Ciocchetti costretti a passare all’improvviso da un personaggio all’altro mutando ritmo, tono e gestualità. Le scene di Marco Rossi sono semplici, belle nella loro funzionalità così come i costumi di Gianluca Sbicca e il disegno delle luci di A.J.Weissbard.

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