Paolo Rossi in Serata del disonore – verso un’autobiografia non autorizzata

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Con Serata del disonore – Verso un’autobiografia non autorizzata (in prima nazionale) Paolo Rossi, che torna al Teatro Vittoria di Roma a distanza di soli tre mesi dalla ripresa di successo del suo Mistero Buffo in versione pop, strizza l’occhio al passato, ma lo fa con piglio irriverente. “Le serate d’onore – dice il comico – erano nel secolo scorso, spettacoli in cui gli artisti celebravano il meglio del proprio repertorio e della propria vita vissuta in teatro”. Ma Rossi capovolge la tendenza: l’onore si trasforma da subito in disonore e la sua autobiografia (non autorizzata) si ricostruisce attraverso una serata di libera improvvisazione in cui il comico si getta prepotentemente in prima linea proponendo il meglio e il peggio del suo repertorio. E se la scena, già a sipario aperto, sembra uscita da una sorta di magazzino caduto in disuso fra attrezzi e oggetti vari in cui troneggia un emblematico striscione “se non sai dove vai non ti perderai mai”, è vero che la quarta parete è abbattuta fin da subito. In effetti, lo spettacolo, come promesso è un puro “evento teatrale in 4D” e Paolo Rossi entra in scena come nulla fosse “per ambientarsi”, osserva il pubblico mentre prende posto, torna sul palco prima della fine della pausa, interloquisce con gli spettatori integrandoli nello spettacolo fin dall’incipit, si adopera per far richiamare in sala i ritardatari. Comico di razza, Rossi, è scatenato e inarrestabile, gigioneggia nello spettacolo in cui appare “nudo e crudo”, ripercorre la sua carriera dagli inizi del cabaret, mescola impunemente realtà e finzione tra il serio (poco) e il faceto, ripropone vecchie storie o barzellette di repertorio che acquistano però un sapore tutto nuovo, mostra come possa nascere in ogni dove il percorso creativo (il Carabiniere che gli chiese se fosse fratello dell’omonimo calciatore), di come dalla cattiveria possa nascere la comicità più sfrenata. Ora racconta di un improbabile centro di disintossicazione popolato da viziosi di ogni genere, ora omaggia l’amico-maestro Enzo Jannacci con due canzoni (Faceva il palo della banda dell’Ortica e Ho visto un re) in perfetta sintonia con Emanuele Dell’Aquila alla chitarra e con il polistrumentista Francesco Arcuri, per mostrare incessantemente come il processo creativo sia profondamente legato a una massiccia dose delle proprie esperienze personali, nel bene e nel male. Fra altisonanti letture di manuali scolastici rivisitati (su Mack the knife), la lettera di Berlusconi che lo vorrebbe come trainer per tornare alla sua antica e unica passione, il cabaret, lo spettacolo è unico e diverso ogni sera, seppur strutturalmente uguale. Il processo creativo è imprevedibile, così come lo è spettacolo e Paolo Rossi, davvero in gran forma, appassionato e scatenato, è un animale da palcoscenico che come divertire con intelligenza il pubblico che affolla il teatro. In scena al Teatro Vittoria di Roma fino al 29 gennaio.

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