Terra di mezzo

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“…Una ciocca di capelli, una vecchia chiave che aveva perduto la sua porta, una pipa che aveva perduto la sua bocca, il nome di qualcuno ricamato su un fazzoletto, il ritratto di qualcuno in una cornice ovale, una coperta che era stata condivisa..e altre cose e cosette erano avvolte fra i vestiti nelle valigie degli esiliati. Non era molto quello che ci stava in ogni valigia, ma in ognuna ci stava un mondo. Sbilenca sconquassata, legata con lo spago o chiusa male da serrature rugginose, ogni valigia era come tutte le altre, ma nessuna era uguale a nessun altra. Gli uomini e le donne giunti da lontano si lasciavano portare, come le loro valigie da una fila all’altra, e si stipavano, come loro, in attesa. Venivano da villaggi invisibili sulla cartina geografica e, dopo la lunga traversata, erano sbarcati ad Ellis Island. Erano ad un passo dalla statua della libertà, che era arrivata un po’ prima di loro al porto di New York. Sull’isola era in funzione il filtro. I custodi della Terra Promessa interrogavano e classificavano gli immigrati, gli auscultavano il cuore, i polmoni, gli studiavano le palpebre, la bocca e le dita dei piedi, li pesavano e gli misuravano la pressione,la statura,
l’intelligenza.. gli esami dell’intelligenza erano i più difficili. Molti dei neoarrivati spesso non sapevano scrivere riuscivano solo a balbettare parole incomprensibili in lingue sconosciute..”

Comincia così un celebre racconto di Eduardo Galeano e comincia da qui il lavoro che abbiamo intrapreso, a partire dalla riflessione su avvenimenti recenti e meno recenti legati da un filo comune: la speranza, la ricerca di un posto migliore, la possibilità di trovare una vita, a costo di andare lontano dai propri affetti, dalle proprie radici.
La triste condizione di chi intraprende il lungo cammino dell’esodo umano, di chi non ha un posto nel mondo, di chi fugge dalle guerre, dalle terre bruciate, da salari sterminati, di chi fugge e bussa alle porte di nuovi mondi.
Lo spettacolo si apre con una preghiera, un canto di speranza e di dolore allo stesso tempo, il canto di cinque donne alla ricerca di una possibilità di vita.
Tre storie che si intrecciano. Tre destini che si incontrano, accomunati da una sorte comune. Vengono da diverse parti del paese, da diverse culture. Sono mosse però dagli stessi bisogni, dallo stesso desiderio di trovare uno spazio nella terra. Cercano un segno per capire quale strada intraprendere laddove il destino in realtà non lascia più tempo alla speranza, alla possibilità di scegliere
Il racconto di un viaggio, a partire dalla decisione stessa di partire, dall’abbandono degli affetti, delle radici, fino ad arrivare alla nave, al mare: il luogo di mezzo, un luogo- non luogo , in bilico tra la speranza e la paura, tra ciò che si lascia e ciò a cui si anela, tra la partenza e l’arrivo, il luogo del cammino, del passaggio …
E’ segnato da un continuo movimento. Ed alle oscillazioni di questo mare l’anima fa da contrappunto come un pendolo, perché lì ogni riferimento scompare, l’immensa, sconfinata distesa non lascia punti di riferimento.
E il mare diventa la terra di mezzo, la terra di nessuno, dunque la terra di tutti, un luogo sospeso: il luogo dell’ incontro, della scoperta dell’altro.
Lì In mezzo al mare, gli uni di fronte agli altri, come stranieri, nudi, senza nient’altro carico che se stessi. La prima cosa che  emerge è la diversità delle protagoniste, i loro mondi sembrano troppo lontani per trovarsi, troppo distanti.
Ma non c’è una vastità più grande di quella dell’oceano e di fronte a quella immensità ogni distanza appare piccola. Ogni lontananza, ogni diversità, mostra tutta la sua inconsistenza. E la mostra soprattutto quando l’oceano svela il suo lato oscuro e  la terra di  mezzo , la sterminata terra del nulla, diventa il luogo della sofferenza, della perdita. Il luogo dove si rivela la durezza del viaggio e dove, per sopravvivere, ci si scopre, ci si “tocca”, ci si racconta, ci si incontra, fino ad arrivare compatte di fronte alla terra promessa.. La realtà del viaggio pone l’accento sulla forza, sulla solidarietà cha nasce tra chi vive una condizione comune di disperazione, la straordinaria umanità che emerge dove c’è bisogno di sostenersi.
La terra di mezzo diventa così il luogo che restituisce la possibilità di sperare. L’incontro nella diversità, l’incontro nonostante la diversità, restituisce la capacità di sognare. La forza di cinque donne che trovano il coraggio di incontrarsi e di continuare a desiderare scambiandosi l’unica, enorme,  ricchezza di cui dispongono: i loro sogni, che tracciano la strada verso la salvezza.
Lì in mezzo al mare, di fronte alla tempesta, al dolore della perdita, la vita affiora e si impone nella capacità di sostenersi, di condividere paure, speranze e angosce.. nella capacità di continuare a sperare..
E la speranza incontra la realtà. Ma non è una realtà semplice…è una realtà per pochi, difficile da conquistare…è la realtà di Ellis Island…che nello spettacolo prende la forma di una prigione animata dalle voci di un coro freddo e spietato.

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