Transgression di Loredana Parrella

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Nuovo debutto il 23 e 24 Febbraio 2012 al Teatro Cassia di Roma, Loredana Parrella rivisita e ri-allestisce “Transgression” creazione del 2006,che debuttò in Prima Assoluta presso la Sala Cuarta Pared di Madrid, spettacolo vincitore del Bando per il Festival Teatri di Vetro 2007 che vedrà in scena una nuova versione, forte del cammino percorso fino ad oggi dalla compagnia e dalla sua autrice.

TRANSGRESSION #1 disobedience, TRANSGRESSION #2 4R in A room, due atti che raccontano il dramma dell’impossibilità di comunicare e la necessità di superare la paura della solitudine. In questo senso trasgredire vuol dire ascoltare l’impeto della propria anima che chiede di ” andare vicino al cuore selvaggio”, vuol dire spingersi fuori dalla claustrofobica ragnatela di un microcosmo per correre il rischio di restare abbagliati da una luce sconosciuta.

Loredana Parrella da vita a un teatro fatto di interazioni tra gestualità e danza, proiezioni video e elementi scenici presi dalla vita quotidiana, suoni live e suoni registrati, corpi denudati e corpi perfettamente abbigliati.

Attraverso una successione di immagini lo spettatore è condotto in un viaggio che si snoda attraverso un percorso drammaturgico la cui struttura rivela un’esperienza personale, a tratti drammatica e insolente, altri sensuale e ironica, sempre in un gioco a specchio fitto di tensioni, insofferenze, rotture, accensioni.

 

Prima parte

TRANSGRESSION # 1 disobedience

Personaggi e interpreti:

Victoria: Camilla Zecca

Vicky: Elisa Teodori

L’Homme: Giuseppe Insalaco

L’Inconnu: Yoris Petrillo

L’obbedienza è una virtù, la disobbedienza è un vizio: la più grande disobbedienza è essere obbedienti a se stessi, essere se stessi è la più grande virtù.

Dietro questa apparente contraddizione c’è la storia dell’ umanità e di tutti quegli atti di coraggio che accrescono la dignità umana e che determinano, attraverso lo scuotimento delle coscienze, la nascita di entità libere di muoversi nella consapevolezza e nel rispetto delle leggi naturali che governano l’ Universo.

“[…] Tutti i martiri delle fedi religiose, della libertà e della scienza hanno dovuto disobbedire a coloro che volevano imbavagliarli, se volevano obbedire alla propria coscienza, alle leggi dell’umanità e della ragione. L’essere umano capace solo di obbedire, e non di disobbedire, è uno schiavo; chi sa soltanto disobbedire, e non obbedire, è un ribelle (non un rivoluzionario): costui agisce mosso da collera, da delusione, da risentimento, non già in nome di una convinzione o di un principio. (da ” La disobbedienza, Erich Fromm)

“Disobedience” parla della necessità di obbedire alla propria natura, cercando di superare la paura di rimanere soli, accettando la perdita come unica via per raggiungere se se stessi.

La capacità di staccarsi da se stessi per osservarsi costituisce un viaggio nella memoria, un passaggio attraverso le impronte lasciate dai ricordi dolorosi dove l’obbedienza nei confronti della persona amata, equivale a sottomissione, cioè la perdita della propria autonomia e l’accettazione di una volontà o di un giudizio esterno in sostituzione dei propri. Sarà proprio questa memoria del corpo a determinare il cammino ed il movimento del personaggio femminile di “disobbedience”, volutamente rappresentato da due interpreti ognuna parte della stessa persona (liberamente ispirate dal romanzo di Marcia Grad, “La principessa che credeva nelle favole”).

Victoria, l’una e Vicky l’altra, la sua amica immaginaria che rappresenta il suo alter ego irrazionale e infantile, che nel corso degli anni l’ha dimenticata fino a non vederla più, affinché lei stessa potesse diventare seria, diligente e perfetta per meritare amore. Senza rendersi conto ancora che nessuno deve cambiare o essere perfetto per essere amato Victoria ha impegnato tutta la sua vita nel tentativo di raggiungere quella perfezione. Convinta della sua inadeguatezza e incapace di comprendere il suo valore e di vedere i suoi successi, se non riflessi negli occhi dell’uomo che ama, fino al momento in cui spinta dalla sua amica immaginaria, Vicky, Victoria intraprende un viaggio verso la Verità, credendo che questa possa contenere l’antidoto che le consentirà di salvare il suo amore per quell’uomo.

In realtà, scoprirà qualcosa di molto più importante: se stessa, la sua forza, il suo valore, che non dipende dall’immagine riflessa negli occhi di chi ama.

Solo adesso Victoria può comprendere cosa sia veramente l’amore: non quel sogno perfetto che ha coltivato fin da bambina, né quello malato che le è stato offerto fin’ora.

Essa arriva forte alla consapevolezza che non arriverà un principe su un cavallo bianco a salvarla, ma che sarà lei stessa a tirarsi fuori dai guai, affidandosi semplicemente al suo coraggio e al suo cuore, l’ unico che potrà suggerirle le strade da prendere.

 

Riflessioni dell’ autrice

L’amore dovrebbe far star bene, se si soffre più spesso di quanto si è felici, vuol dire che non è amore, ma solo qualcosa che ci tiene intrappolati in una sorta di prigione, e ci impedisce di vedere la porta verso la libertà. L’amore vero dovrebbe essere libertà, crescita, passione, comprensione, rispetto, fiducia e incoraggiamento. Dovrebbe contemplare la capacità di essere o meno d’accordo come amici e compagni, invece che come avversari e concorrenti, dovrebbe essere un sentimento che non ha nulla a che spartire con i conflitti e la supremazia.

Affinché ognuno di noi smetta di cercare negli altri le risposte che ha già nel suo cuore.

In ogni fine è insito un principio e il timore del nuovo e dell’incerto non deve mai tenerci incatenati a vecchie ma sicure abitudini che non costituiscono la nostra vera vita.

Tentare nuovi percorsi è un rischio che ripaga sempre.

 

loredana parrella

Seconda Parte

TRANSGRESSION # 2 4R in A room

In una stanza, quattro persone attorno ad un tavolo cercano un modo per relazionarsi. Ma la comunicazione sembra impossibile: anche la rievocazione del quinto assente, attraverso un tentativo di seduta spiritica, si rivela un momento di comunione fallito. L’ urna perde la sua sacralità: contesa, abbandonata e poi di nuovo oggetto di morbose attenzioni.

Via via che si delinea il carattere di ogni personaggio le ossessioni e le manie di ognuno prenderanno sempre più spazio fino a prendere il sopravvento.

La vanità e l’ esibizione eccessiva di sé celano la paura di non essere accettati dagli altri, così come la volontà di far sempre bene e compiacere gli altri, se portata all’ eccesso, rischia di, trasformarsi in una forma maniacale conducendo al caos e ad un dimenarsi inutile e senza senso.

In un susseguirsi di sketch esilaranti, 4R in A room è uno spaccato sulla convivenza e gli scontri tra le idiosincrasie di ognuno, e vuole far riflettere sulla possibilità di coesistere e collaborare, ritrovando se stessi, gli altri e forse … l’assente.

 

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