Tutto su mia madre

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Samuel Adamson, grande drammaturgo anglo-australiano ha adattato per il teatro il famoso film di Pedro Almodovar “TUTTO SU MIA MADRE”, pièce che ha debuttato con grande successo nel 2007 all’Old Vic di Londra. Il marchio di origine lo si capisce dalle prime battute. Mantiene infatti del film  la tecnica e il linguaggio cinematografico con frequenti flashback, improvvisi salti di tempo e di luogo e musiche che sottolineano le situazioni e moltiplicano le reazioni emotive. Tecniche che sfuggono ai precetti teatrali ma rendono più immediata la storia e più facile il percorso narrativo.

“Tutto su mia madre” è una commedia al femminile dove le poche figure maschili risultano marginali mentre la psicologia delle donne viene analizzata per estrarne le incertezze, i dubbi, gli interrogativi, i sensi di colpa, le pulsioni. Frequenti sono i rimandi a film come Eva contro Eva per non parlare di “Quel tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams di cui un frammento viene rappresentato da una compagnia teatrale che in quei giorni è di scena in città. L’apparizione di questi attori “terzi” crea all’inizio un certo sconcerto negli spettatori che non riescono a capire, quale sia la realtà e quale la finzione, se cioè quelle brevi scene siano parte integrante della commedia o un espediente metateatrale funzionale allo sviluppo del racconto (alcuni dialoghi di Williams  fanno da contrappunto al testo di Adamson).
La storia inizia da Manuela (una grande Elisabetta Pozzi) che resiste alle insistenze del figlio diciassettenne Esteban che chiede gli venga raccontata la storia del padre che non ha mai conosciuto. Né conoscerà la verità (il padre Lola quando Manuela era ancora incinta ha cambiato sesso e abbandonato la famiglia) perché, investito da una macchina, il ragazzo morirà, ma apparirà alla madre nei momenti difficili del suo percorso. Manuela infatti lascia Madrid e ritorna a Barcellona dove rivede Agrado  una vecchia amica trans (una sorprendente Eva Robin’s), conosce la giovane generosa suor Rosa che vive un conflitto con la madre e la famosa attrice Huma Rojo e la sua giovane amante Nina che sono protagoniste di “Quel tram che si chiama desiderio”. Alla fine questo affresco in cui si dibattono personaggi che corrono border line tra le vita e la morte, in questo limbo incerto tra realtà e finzione, si conclude in modo paradigmatico con l’attrice Huma che è chiamata a recitare un passo di “Nozze di sanguedi Garcia Lorca.

Elisabetta Pozzi esprime in modo intenso le sfaccettature della personalità di Manuela, le sue le incertezze, i sensi di colpa, la voglia di fuggire, la sua grande umanità che le permette di essere generosa, forte,ironica, dura e dolce. Eva Robin’s interpreta in modo divertente e senza mai andare oltre le righe,  la figura del trans Agrado personaggio che, malgrado l’ ostentato esibizionismo, è in realtà un essere vitalista,sincero,  solare, diretto e generoso.

Bravi anche agli altri attori: Alvia Reale (l’attrice), Alberto Fasoli che copre brillantemente quattro ruoli, Alberto Onofrietti (Esteban e Lola), Giovanna Manzù (Nina), Silvia Giulia Mendola (suor Rosa) e Paola Di Meglio (la madre di Rosa).

La scenografia curata da Antonio Panzuto è piena di invenzioni tradizionali e multimediali assolutamente funzionali, come sono funzionali le luci di Alessandro Verazzi, i costumi di Gianluca Falaschi e le musiche e i suoni curati da Daniele D’Angelo.

Se il meccanismo teatrale gira alla perfezione il merito, in primis, è del regista Leo Muscato.

Applausi calorosi e insistenti. Spettacolo da non perdere

 

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