En blanc et noir

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Prosegue con il duo pianistico Poccia-Cattabiani, la stagione concertistica del Centro La Soffitta, nell’ambito della rassegna LA SOFFITTA 2012, a cura di Maurizio Giani e  Carla Cuomo del Dipartimento di Musica e Spettacolo – Centro La Soffitta:

EN BLANC ET NOIR protagonisti Domenico Poccia e Barbara Cattabiani: duo pianistico formato nel 1989 da Poccia, nato a Frosinone e docente al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma e Cattabiani, romana, insegnante al Conservatorio di Sassari; insieme svolgono un’intensa attività concertistica, sia in Italia che all’estero.

In programma stasera, di Claude Debussy: La Mer; Trois esquisses symphoniques; di Maurice Ravel: Rapsodie espagnole; La Valse.

Di Claude Debussy ascolteremo il celebre trittico sinfonico nella trascrizione autografa per pianoforte a quattro mani; di Ravel, le altrettanto celebri pagine concepite originariamente per duo pianistico e solo dopo orchestrate. Nella Parigi del primo Novecento infatti, accadeva spesso che opere nate per duo pianistico conoscessero una versione orchestrale o che, viceversa, trasmigrassero dall’orchestra alla tastiera, circolando così sia nelle grandi sale da concerto, sia nei salotti frequentati dalla nuova borghesia e dall’élite artistica. La Mer, composta tra il 1903 e il 1905, è uno dei capolavori orchestrali del XX secolo. Sebbene i tre schizzi sinfonici siano accompagnati da titoli descrittivi, essi non sono da considerare un esempio di musica a programma nel senso fino ad allora conosciuto del termine. L’autore stesso parla di tentativo «non di diretta imitazione, ma piuttosto di catturare l’invisibile sentimento della natura» (…).

La versione per pianoforte a quattro mani della Rapsodie espagnole risale al 1907; l’anno dopo Ravel ne ricava il suo primo grande lavoro orchestrale. L’opera riflette la profonda influenza dell’eredità musicale derivata al compositore da sua madre, di origine basca. Un misterioso ostinato di quattro note, di profumo andaluso, ingabbiato in un ritmo ternario e ripetuto ossessivamente, è alla base della costruzione dell’intero Prélude à la nuit. La Valse. un poema coreografico già ideato nel 1906 con il titolo Wien, ma completato solo nel 1920, è «un omaggio alla memoria del grande Strauss» e al Valzer viennese. Come Ravel teneva a precisare, la musica venne scritta pensando alla scena, inizialmente commissionata dal coreografo russo Djagilev che, dopo averne ascoltata l’esecuzione, ebbe a dire: «È un capolavoro, ma questo non è un balletto, è il dipinto di un balletto». Il poema è divisibile in due parti distinte. Nella prima, da un magma di sonorità pressoché impercettibile, si materializzano progressivamente diversi temi di valzer, almeno sette, a tratti graziosi e nostalgici, a tratti più energici, spesso interrotti bruscamente da figurazioni violente. Nella seconda parte, che principia di nuovo da una bruma sonora indistinta, l’elemento energico prende decisamente il sopravvento, fino al prevalere di un moto sempre più vorticoso e ripetitivo, che risuona come l’apoteosi e la morte stessa del Valzer.

 

Per informazioni: Centro La Soffitta del DMS tel.051.2092400 – www.muspe.unibo.it

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