Ficarra e Picone in Apriti cielo

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Grande successo per la prima di Apriti cielo (in scena all’Ambra Jovinelli di Roma fino all’11 marzo), il nuovo spettacolo di Ficarra e Picone che segna il ritorno a teatro del fenomenale duo comico. Apriti cielo è uno spettacolo spassoso e divertente che propone tre sketch di diverso sapore, accomunati però dalla semplicità e dallo sguardo disincantato nei confronti della quotidianità del duo, pronto a mettere in luce sempre nuove sorprese e risvolti inaspettati. Una musica svagata, poi uno sparo. Nel primo sketch, Ficarra e Picone sono due tecnici della televisione alle prese con un cadavere di troppo che creerà loro non pochi problemi. Finiranno per accorgersene molto tardi, presi come sono a punzecchiarsi vicendevolmente. E fra tradimenti, suspence, battute a raffica, la svolta farsesca è dietro l’angolo. Nel secondo episodio l’attenzione si sposta sul bizzarro confronto fra un sacerdote (di ampie vedute) e il suo chierichetto decisamente troppo cresciuto, e fin troppo ligio alle regole del Cristianesimo. E se la serietà di questo Governo uccide la satira, come sottolinea il duo, i comici non si perdono d’animo e si adattano, ritrovandosi, nel terzo sketch, negli stanchi panni degli amici della panchina pronti a dissertare sulla società con le loro chiacchiere da bar, tirando in ballo escamotage per eludere i controlli a tappeto della Finanza o per vivacchiare sulle spalle altrui. La dinamica della loro comicità, genuina, ma efficace, resta sempre la stessa: le conversazioni litigiose e spesso esasperate dei personaggi che li hanno resi celebri, ricalcando l’ingenuità dell’uno (Valentino) e l’acidità dell’altro (Salvo). La loro forza sta nella semplicità, ma anche nel loro assoluto affiatamento che li rende un po’ surreali, un po’ grotteschi e nell’encomiabile capacità di non lasciar neppure intendere dove finisca il testo e cominci l’improvvisazione anche nei molteplici default di testo, emozionali, di Valentino. Spettacolo finito? No, perché Ficarra e Picone trasformano anche il saluto (temporaneo) al pubblico in un momento di gioviale interazione condita di ricordi e aneddoti fra la realtà e la finzione scenica assolutamente irresistibili. Per chiudere con l’inevitabile bis (a grande richiesta) che esorcizza con ironia sulla morte di uno zio ultraottantenne.

Il duo siciliano ha l’invidiabile pregio di “funzionare” sempre, trovando una collocazione ideale, non solo a teatro, ma anche in televisione e incredibilmente anche al cinema (tra cui il sorprendente Il 7 e l’8, e l’ultimo successo cinematografico, Anche se è amore non si vede). Due ore di risate senza tregua, fra battute sagaci e situazioni improbabili. In scena fino all’11 marzo all’Ambra Jovinelli di Roma.

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