Il segno del chimico– Dialogo con Primo Levi

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Nella memoria collettiva resta nitido e indispensabile il racconto di Primo Levi sull’Olocausto. E se le sue parole risultano così precise e asciutte, lo si deve anche al fatto che egli era prima di tutto un uomo di scienza, un chimico. Ne Il segno del chimico Valter Malosti è Primo Levi e risponde alle domande dell’intervistatore impersonato da Domenico Scarpa, che ha anche curato la selezione dei testi.

A partire da un corpus ricco di annotazioni, che Scarpa ha raccolto con metodo, prendono vita brani personali e a tema scientifico che lasciano intravedere un uomo dalle diverse sfaccettature che, prima del successo internazionale di Se questo è un uomo, a lungo non venne compreso in Italia.

Uno scambio intenso e unico: con il suo linguaggio nitido, ironico, aperto alle meraviglie dell’universo, Primo Levi risponde alle domande che gli vengono rivolte da un intervistatore: racconta della sua vocazione scientifica, della sua vita di testimone del Lager, della sua esperienza come narratore e come tecnico di laboratorio. È un discorso che si allarga attraversando, con gli accenti della letteratura più alta, le scoperte e le emozioni del giovane chimico attratto dai segreti della materia, le dolorose perversioni imposte al sapere scientifico nel laboratorio di Auschwitz, le gioie e le sfide del lavoro ben fatto, gli spazi avventurosi e senza tempo dell’infinitamente piccolo. Il tutto reso accessibile grazie a un intreccio di parole che appartengono a Levi: questo dialogo, ideato a partire dalla conversazione tenuta nel 1986 con Philip Roth, consiste infatti in un montaggio di brani prelevati dai suoi libri. Primo Levi portava impresso sulla pelle il segno del suo essere un chimico, per professione e per passione profonda. Quel segno era visibile anche nella sua scrittura. Ora, leggere la sua opera in questa chiave ci aiuterà a scoprire aspetti inediti e illuminanti della relazione, più intima di quanto non siamo abituati a credere, fra l’universo della scienza e quelli, per lui non meno necessari, della fantasia e dell’etica.

 

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