Padania Libre

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Per uno strano scherzo del destino Padania Libre, la nuova commedia scritta e diretta da Marco Costa, ha debuttato in prima nazionale al Teatro Sette di Roma (in scena fino al 29 aprile) proprio nel pieno degli scandali che hanno travolto la Lega di Umberto Bossi. Strano destino perché la caustica commedia è una sorta di Indovina chi viene a cena? in salsa moderna, ambientata proprio in Padania: oggi quello che crea timore, quasi terrore in questo caso, è il diverso che assume le vesti di un genero, un comico, che arriva dalla “Terronia” e dalla detestata Roma ladrona. Ovvio se il capo famiglia è un ultrasecessionista convinto, che vota Lega e che idolatra Umberto Bossi tenendone in casa un ritratto che lo rappresenta addirittura in versione profeta-Gesù Cristo con tanto di aureola. Il nuovo lavoro del giovane autore-regista (La giovine Italia) è una spassosa e spensierata commedia-satira sociale che scivola spesso e volentieri nel farsesco, fra tocchi surreali e
un po’ eccessivi, ma mantiene un’anima alquanto dissacrante. Già l’incipit della commedia è una lampante premonizione di quanto accadrà mostrando due universi paralleli che cercano d’incontrarsi e che daranno al via a un incontro movimentato per non dire catastrofico. Per la famiglia Casunziei, che abita in baita in Valtellina fra divani verdi e animali imbalsamati sulle pareti, è un giorno importante: per il padre, 40 anni di onorata carriera come macellatore di animali da pelliccia, è arrivato il momento del pensionamento rallegrato però dall’arrivo dell’amata figlia Ginevra che abita e lavora nella produzioni televisive nella Capitale. Peccato che questa sia anche
l’occasione per presentare in famiglia il compagno, il comico romano in ascesa Pepi, un ospite non esattamente gradito. L’ospite cerca di fare bella figura, ma i rapporti con i Casunziei sono subito tesi: il padre cerca letteralmente di liberarsene e il bislacco Ottone, fratello di Ginevra, affetto da sindrome di Turette, arruolato suo malgrado nelle ronde della Padania e succube del padre è una
presenza quasi inquietante. Ovvio che dopo le mille difficoltà di quello che diventa rapidamente un terribile weekend, il lieto fine è servito, ma non senza il confronto e la possibilità di ironizzare con allegra simpatia sulle classiche dinamiche familiari, giocando su una serie di sicuri cliché, dallo zelo di protezione del padre dei confronti della figlia, dal controllo eccessivo sul figlio debole e disturbato, alla madre più comprensiva, ma arricchiti dal gap e dal razzismo politico e ideologico
(per partito preso). Ogni cosa tornerà al suo posto fra incomprensioni e ragionevolezza. Il ritmo è sempre sostenuto, i dialoghi spassosi, gli attori, chi più chi meno (Fabrizio Sabatucci, Roberto Stocchi, Antonella Alessandro, Andrea Planamente e Anna Tucci) a loro agio nel disegnare personaggi un po’ sopra le righe. Molto spassosa la scena finale di taglio cinematografico, in stile titoli di coda.

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