Questi fantasmi di Eduardo De Filippo

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Principiamo dalla storia narrata nella commedia “Questi fantasmi” del grande Eduardo.

Pasquale Lojacono e la giovane moglie Maria prendono possesso di un appartamento di diciotto stanze in un palazzo nobiliare che la fama popolare vuole infestato dai fantasmi. L’abitazione gli è stata ceduta gratuitamente per cinque anni dal proprietario a patto che Pasquale si affacci due volte al giorno a tutti i sessantotto balconi per dimostrare ai vicini che l’appartamento è abitato. Pasquale in realtà teme la presenza dei fantasmi e grande è la sua paura quando rientrando in casa vede materializzarsi un uomo ben vestito ed ossequioso. Ci vuol poco a capire che il presunto fantasma è l’amante della moglie, un “fantasma” generoso che non fa mancare nulla, soldi e regali vari, alla famiglia. Lo smagato marito pensa così di aver risolto il proprio problema esistenziale e, vigliaccamente provvede affinché che tutto continui. Non si pone domande, le famose “voci di dentro” tacciono, finchè….

Non mi sembra azzardato avvertire la presenza dell’ombra di Pirandello nei temi sviluppati da Eduardo in questa commedia. Il drammaturgo siciliano porta avanti un gioco che corre sul filo della finzione e della realtà. Il tema a lui caro è quello della doppia identità che però, nel nostro caso, perde gradualmente consistenza.

Ma lasciamo Pirandello ed entriamo nel vivo della rappresentazione.

“Questi fantasmi” partendo dalle sue naturali sorgenti dialettali raggiunge un livello artistico che lo affranca da qualsiasi velleitaria e limitativa accusa vernacolare. La difficile (in alcuni casi) comprensione testuale non ci impedisce di entrare nella psicologia dei personaggi e di godere l’umorismo, l’ironia, la comicità, l’impianto drammaturgico, la poesia di cui è pervasa l’opera.

In questa, come in altre pièce Eduardo ci mostra uno spaccato di una società senza valori, senza sentimenti. Gente che vive nel 1945 in una Napoli devastata da una guerra che oltre a distruggere case e palazzi, ha devastato le coscienze, destabilizzato i valori. E’ la necessità di sopravvivere che spinge l’uomo (ora come allora) a ripercorrere tutte le vie che gli si aprono davanti mettendo spesso a tacere la propria coscienza. Come è il caso di Pasquale e degli altri personaggi che affollano la vicenda (la moglie fedifraga, l’amante adultero, il portiere ladruncolo). Eduardo, con il suo straordinario umorismo può riempire di contenuti comici e situazioni grottesche complesse problematiche familiari e sociali.

Carlo Fiuffrè, con assoluta padronanza della scena, interpreta in modo straordinario, con grande intensità il personaggio ambiguo di Pasquale. Posture, gestualità, movenze, accenti e pause sono perfette. I toni monotoni e dimessi della voce sono assolutamente funzionali alla caratterizzazione di un personaggio “perdente”. Ottimi gli attori a partire da Piero Pepe che caratterizza in modo perfetto tanto da strappare frequenti applausi, la parte del portiere a Maria Rosaria Carli nella parte della moglie di Pasquale, Claudio Veneziano l’amante e ancora Giuseppe Sala, Paolo Giovannucci, Giuseppe Pacquadio, Pietro Meglio, Antonella Lori, Pina Perna, Antonella Cioli, Francesco D’Angelo.

Belle le scene e i costumi di Aldo Terlizzi, il disegno luci di Umile Vainieri, funzionali le musiche di Francesco Giuffré.

Carlo Giuffré, nelle vesti del regista, offre una lettura lucida e corretta del testo e dirige la compagnia ponendo grande attenzione ai ritmi interpretativi e ai movimenti scenici.

E nel finale riesce ancora una volta ad emozionare gli spettatori che gli tributano una vera ovazione.

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