“Angels in America (Si avvicina il millennio)” di Tony Kushner

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Una produzione Teatridithalia / Emilia Romagna Teatro Fondazione

Angels in America racconta la storia di coppie le cui vite si incrociano, si scontrano, si ricompongono in un mosaico esistenziale i cui tasselli sono l’amore, le passioni, le sofferenze, le frustrazioni dei protagonisti che vivono la condizione di gay nelle varie declinazioni: omosessualità dichiarata, nascosta e inconsapevole. Comunque sofferta.
La storia. Prior, quando scopre di essere malato di aids lo comunica al suo fidanzato Luis che, sopraffatto dalla paura e dal peso psicologico, decide di abbandonarlo. Dopo un periodo di sofferenza e rimorso, Luis intreccia una relazione con l’avvocato Joe (omosessuale inconsapevole) che vive un matrimonio infelice con la moglie Harper che soffre di allucinazioni provocate da eccessive dosi di psicofarmaci. Personaggio rilevante è poi Roy Cohn – amico di Joe e faccendiere politico vicino all’establishment – che rimuove psicologicamente l’evidenza della sua malattia e della propria omosessualità.
Angels in America è uno spaccato della società americana degli anni ottanta. E’ la rappresentazione puntuale dello scadente mosaico sociale dell’america di Reagan. Una società piena di contraddizioni, fortemente asimmetrica, cinica, ipocrita, indifferente, perbenista, corrotta omofoba. E’ una società che l’autore traguarda attraverso diverse culture (wasp, ebree, mormone, omosessuali, nere). L’Aids è stata scoperta da poco ed è considerata ancora la peste dei gay. La malattia, come anche il disagio psicologico, hanno una parte importante nel racconto. Angels in America è un melting-pot di razze, religioni, linguaggi teatrali, un crogiolo in cui appaiono gli Angeli, l’Antartide, il fantasma di Ethel Rosenberg (giustiziata nel 1953). Tony Kushner racconta una storia di ordinaria follia, di gente che ama, che soffre, che combatte contro le ipocrisie, il fanatismo, l’indifferenza, il razzismo di una società decadente. I dialoghi, generalmente a due, sono caratterizzati da un alto tasso di drammaticità stemperato da una costante ironia. La tragicità del racconto viene spezzata e segmentata da una forte componente onirica, visionaria e fantastica.
Il testo spesso brillante e la commistione di linguaggi di forte impatto emotivo “inventata”dai registi Elio De Capitani e Ferdinando Bruni (che ha anche disegnato i costumi), rendono più che accettabili le tre ore di spettacolo. Grazie anche all’ottima interpretazione degli attori: Elio De Capitani (che ha curato anche la regia), Edoardo Ribatto, Umberto Petranga, Elena Russo Arman, Ida Marinelli, Cristian Maria Gianmarini, Cristina Crippa, Fabrizio Matteini, Sara Borsarelli. Se il meccanismo teatrale gira alla perfezione il merito va riconosciuto, oltre ai registi, agli attori anche a Carlo Sala che ha curato le scene, Francesco Frongia il video, Nando Frigerio le luci e Giuseppe Marzoli il suono.

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