Le affinità elettive di Goethe

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Ardua impresa quella di portare in scena Le affinità elettive di Goethe. Ci prova Ilaria Testoni che al Teatro Arcobaleno di Roma (fino al 31 maggio) riduce in poco più di un’ora uno dei romanzi d’amore più belli e sofferti della letteratura. Allora lode al tentativo di riuscire a dar voce a una storia apparentemente semplice, ma tremendamente complessa.

Il matrimonio di Eduardo e Carlotta sembra essere felice e al riparo da ogni tentazione: l’idillio è perfetto fino a quando l’ordine stabilito non viene turbato e per sempre dall’arrivo di Ottone, amico di Eduardo e di Ottilia, figlioccia di Carlotta. Nulla può la ragione quando si scatenano le affinità elettive (dalla chimica all’amore il salto è breve) che scoccano inesorabili fra Eduardo e Ottilia, ma anche fra Ottone e Carlotta nasce la passione con risultati del tutto diversi. La drammaturgia di Ilaria Testoni diventa snella e rapida, ma estremamente rigorosa nell’evidenziare i toni della vicenda fotografando quasi con freddezza le passioni inesorabili dei protagonisti, per scivolare velocemente dalla felicità (apparente) iniziale al tragico finale e la regista lascia quasi sempre in scena i quattro protagonisti isolandone lo sguardo e rendendoli fragili spettatori. Sul palco si gioca una dolorosa partita a quattro in cui ciascuno cerca di trovare la felicità anche se inutilmente: in questo contesto di freddezza quasi angosciosa, appare po’ stonata l’esplicita la scena sessuale consumata sulla scena fra Edoardo e Carlotta.

Intensi i quattro protagonisti in scena Vittorio Vannutelli (Ottone), Giulia Adami (Ottilia), ma soprattutto Mauro Mandolini (Edoardo) e Carlotta (Annalisa Biancofiore). In scena al Teatro Arcobaleno di Roma fino al 31 maggio.

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