Ennio Morricone e il cinema tragico, lirico, epico a Santa Cecilia, Roma

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Un successo annunciato il ritorno di Ennio Morricone che ha chiuso con un doppio appuntamento la stagione estiva di Santa Cecilia. Il grande compositore romano (premio Oscar nel 2007) sul podio dell’Orchestra di Santa Cecilia, sempre brillantissima e duttile in un repertorio sempre più vasto, ha proposto in un evento un viaggio musicale fra il cinema tragico, lirico ed epico, fra le pagine immortali dei suoi capolavori. È sempre difficile scegliere un leit motiv in cotanto materiale a disposizione (oltre 400 titoli all’attivo) che ha segnato indiscutibilmente la storia del cinema e della musica, ma stavolta il pluripremiato compositore ha prediletto molteplici linee di lettura cominciando con il sogno, favola e cronaca e aprendo il concerto con il pasoliniano Uccellacci e uccellini con Totò e Ninetto Davoli (1966, originariamente cantati da Domenico Modugno) e qui dalla voce affabile di Angelo Branduardi sul palco anche per Uno che grida amore (da Metti una sera a cena di Patroni Griffi). Per Morricone la musica legata alle immagini, ma non solo: è il caso delle melodie avventurose ed eroiche per Mosé e Marco Polo con il fuoriclasse Luigi Piovano primo violoncello dell’Orchestra e acclamato solista e Nostromo (sceneggiati Rai), dei due pezzi sacri (originariamente composti per i Promessi Sposi di Nocita) rielaborati per Un delitto italiano di Giordana e illuminati dalla voce di Pasolini, o della suite sui miti e leggende in cui per il Maestro la Città della gioia (di Joffé) emerge per un Coro (portentoso, diretto da Ciro Visco) quasi ipnotico e le coloriture gioiose e armoniose dell’Orchestra. Attesa (come di consueto) con innegabile trepidazione l’immancabile suite da concerto sui temi dei western di Sergio Leone che travolge il pubblico fin dalle prime, celeberrime, quasi abusate, note de Il buono, il brutto e il cattivo, alla magnifica melodia di C’era una volta il West illuminata dalla voce del soprano Susanna Rigacci (da brividi e che finisce sempre troppo presto purtroppo) fino alla vena scanzonata di Giù la testa. Boato d’applausi, standing ovation e l’affetto incontrastato del pubblico verso il Maestro è inevitabile. E la stessa scena si ripete puntualmente anche in chiusura della serata nella suite all’insegna dell’epicità, della tragicità e del lirismo. Dal Deserto dei Tartari (di Zurlini) dai toni di sospetta attesa al sofisticato lavoro archeologico e filologico sul Riccardo III, l’attesa è ancora una volta tutta per la grandiosità epica di Mission (di Roland Joffè). La dolcezza dell’oboe dell’incipit si trasforma presto nei toni in epici di Fall e nella grandiosità delle percussioni, nella potenza del Coro in On earth as it is in Heaven fino al finale in crescendo per una musica legata come non mai alle immagini. E non è finita. Richiamato a suon di applausi Morricone regala un primo bis con Branduardi, poi un secondo e addirittura, imprevedibilmente, un terzo, Il buono, il brutto e il cattivo e Mission. Fino al tripudio generale che sancisce un nuovo annunciato successo di una serata speciale.

 

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