Il lago dei cigni di Cajkovskji, Invito alla danza a Villa Pamphilj, Roma

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Dopo una luminosa carriera ventennale, il Balletto di San Pietroburgo debutta finalmente anche in Italia, ospite della rassegna Invito alla Danza (giunta alla 22esima edizione) nell’incanto di Villa Pamphilj a Roma. E per il suo esordio sulle scene italiane, la compagnia russa ha scelto il più rappresentativo dei balletti classici, il classico per eccellenza, vale a dire Il lago dei cigni di Cajkovskij (in scena l’11 e il 12 luglio). Fiore all’occhiello della serata le due étoiles Anastasia Kolegova (prima solista) ed Eugenio Ivanchenko (principal dancer) direttamente dal Teatro Mariinsky di San Pietroburgo nei ruoli principali, già ospiti abituali del Balletto. Fondato nel 1990, con sede stabile al Teatro Hermitage di San Pietroburgo, il Balletto di San Pietroburgo, diretto da Alexander Bruskin e indissolubilmente legato al Mariinsky Ballet e all’Accademia Vaganova, la più antica scuola di balletto fondata nel 1738, da cui provengono tutti i solisti della compagnia, propone tutti i balletti della tradizione russa in perfetta linea con la tradizione con le coreografie originali. A Roma porta in scena Il lago classicissimo con la coreografia di Petipa-Ivanov (autore degli atti bianchi, il secondo e il quarto) optando per il lieto fine in cui Odette e Siegfried coronano il loro sogno d’amore sconfiggendo il perfido Rothbart. E dinanzi a un pubblico appassionato ed eterogeneo come quello intervenuto a Villa Pamphilj (con tanti bambini) è la scelta migliore. Il corpo di ballo è bene assortito e preparato, sia come solisti nelle diverse variazioni anche di colore del terzo atto, sia negli atti bianchi con le grandiose architetture dei cigni (bene anche il passo a quattro in cui perfino le teste risultavano coordinate). Tutti gli occhi però sono puntati sulla coppia di étoiles del Teatro Mariinsky, Kolegova-Ivanchenko, di ineccepibile tecnica. La Kolegova, giovane e molto bella, non tradisce le attese: è un’Odette dalle linee morbide e sinuose, dalla tecnica aggraziata, un cigno elegantissimo che si trasforma in Odile di ammaliante aggressività che raccoglie sempre calorosi applausi. Lui, Siegfied-Ivanchenko è tecnicamente indiscutibile, a tratti forse un po’ troppo pantomimico nell’interpretazione. Molto intensi i pas de deux in cui le due étoiles appaiono essere particolarmente in alchimia. Da menzionare anche Nikolay Blankov (il Mago Rothbart) e Yurij Kalinin (il Giullare). Se il fondale è unico (uno per il lago, l’altro per il palazzo), qualche perplessità resta solo sui costumi di foggia ibrida e un po’ chiassosa, con le linee degli abiti a metà fra lo stile impero e lo stile medievale. Nella più totale tradizione restano invece i candidi tutù dei cigni e lo sfarzo del principe. Un debutto di successo per il Balletto di San Pietroburgo molto apprezzato dal pubblico che applaude generosamente e calorosamente uno dei balletti più amati del repertorio classico. La rassegna prosegue con Romulo Larrea tango Ensamble in Spotlight on Tango (il 17 e il 18 luglio), Junior Balletto di Toscana con Coppelia (il 24 luglio), il Gala dedicato a Elisabetta Tearabust (il 27 luglio) e in chiusura la Spellbound Company con la Serata Spellbound il 31 luglio.

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