Carmen di Ján Ďurovčik al Teatro Greco di Roma

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Per il suo debutto in prima nazionale assoluta in Italia, la compagnia Slovak Dance Theatre di Bratislava ha scelto la Carmen del coreografo Ján Ďurovčik. Ispirandosi alla novella di Merimée, Ďurovčik rielabora sulle celeberrime note di Bizet, la storia di eros e thanatos in uno spazio quasi senza tempo e si concentra sulla personalità ardente e libertina della conturbante femme fatale Carmen, interpretata dall’intensa Silvia Beláková, di rosso vestita. È lei, in ogni istante, la protagonista assoluta della storia che non getta il fiore addosso a Don Josè (Ivan Martis), ma che utilizza un rossetto rosso fuoco con cui marchia la preda prescelta e che usa simbolicamente per sancire l’inizio o la fine di una passione. Ďurovčik disegna una Carmen di sensualità figurativa catturando in poco meno di un’ora i tratti salienti della novella di Bizet e tratteggiando personaggi e umori anche attraverso i colori degli abiti (Carmen in rosso, le sigaraie e Micaela in bianco, Don Josè ed Escamillo in nero). L’opera è un affascinante e modernissimo esempio di teatro-danza in cui il coreografo riesce a coniugare il dramma e la sensualità della danza all’innovazione di alcune soluzioni personali: interessante l’incipit della sigaraie con il fumo che avvolge il pubblico, sensualissima l’Habanera di Carmen fino alla figura di Escamillo (l’applaudito solista Filip Takac) che balla alla slovacca, con tanto di speroni omaggiando il folklore nazionale. Sperimentale, ma emotivo, Carmen è uno spettacolo che colpisce i sensi e avvolge in un’esperienza totale al di là del tempo e dello spazio. La scena è essenziale e si fregia di pochi pannelli bianchi, ma peccato per l’esigua apertura del sipario che ha penalizzato, e non poco, la visibilità del pubblico laterale andando a precludergli le scene clou (come la morte di Carmen). Fondata nel 2005 dal coreografo Ján Ďurovčik, la Slovak Dance Theatre di Bratislava è una compagnia di teatro-danza indipendente e relativamente giovane, ma che colpisce per la forza espressiva e di coinvolgimento emotivo. Seconda parte della serata con WRY/ della Compagnia Matalouda di Evelin Facchini che racconta astrattamente viaggio sperimentale e inedito nella psiche e nella coscienza umana con quattro danzatrici che attraversano i labirinti e le possibilità dell’intelletto umano. Entrambi gli spettacoli sono stati inseriti nella XV edizione della Rassegna Che danza che vuoi? l’ente di promozione danza European Choreographic Organization in scena al Teatro Greco di Roma.

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