Due uomini e un cullo

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Nuovo appuntamento con il divertimento inconfondibile firmato Teatrino del Rifovenerdì 12 ottobre torna in scena per una sera all’Auditorium Comunale di Lestizza (inizio ore 20.45, a ingresso libero) Due uomini e un cullo, l’ultima riuscita commedia scritta e interpretata da Giorgio Monte e Manuel Buttus, conla regia di Giorgio Monte, l’assistenza tecnica di Sonia Liva, per la produzione delTeatrino del Rifo/Prospettiva T e il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia / Teatro Nei Luoghi.
Due uomini e un cullo riflette e diverte sui nostri tempi di convivenze per solitudine, di coppie di fatto senza diritti, di omofobia dilagante, di figli nati dentro e fuori dal matrimonio, di bambini concepiti naturalmente e di nuove creature della fecondazione assistita.
Felice e Ansgario sono due single. Due scapoli irriducibili, senza dubbio fieri della propria libertà senza legami e di una routine costellata di vezzi, manie e di piccoli, rassicuranti, riti quotidiani. Ansgario è un patito dell’high-tech, il tipo che di ogni cosa si accaparra l’ultimo modello, la versione più aggiornata, il gioco non propriamente  indispensabile. Felice passa le sue giornate a casa, occupandosi pigramente delle faccende. Fino a quando, un giorno, Felice apre lo zainetto e dentro, al posto della spesa… ci trova dentro un bebé!
L’arrivo inatteso getta subito nel caos la consolidata routine di questi due maschi rigorosamente “baby-free”. Che fare, si domanda Felice? Come reagirà Ansgario? Vorrà tenerlo o sbarazzarsi dell’ingombrante fardello? Si può anche solo pensare che la loro vita a due, così programmata e ormai priva di imprevisti, cambi così tanto e che loro due possano fare i “mammi”?
Sembra impossibile. E invece qualcosa succede.
Dopo una serie di vicissitudini, la “strana coppia” che non aspettava nessuno e che si ritrova con qualcuno che arriva, finirà con il credere che il “cullo”  è proprio il collante che può rigenerare un rapporto abitudinario e usurato, una nuova creatura in cui rivedersi e su cui proiettare le proprie realizzazioni mancate.  Quel bebé è una famiglia, un riscatto sociale, un’integrazione nel mondo degli altri, qualcosa in cui credere, un nuovo dio assiso – pronto ad assisterli -, una redenzione.

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