Il trionfo di Rigoletto

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(1 ottobre 2012, prima)

Parma Teatro Regio

Inaugurazione Festival Verdi 2012

Ti vorrei dire come fu accolto Rigoletto: trionfalmente. Ti vorrei dire come cantò il soprano e mi spiccerei con un sol motto: deliziosamente. Ti vorrei dire quanto piacque il baritono: immensamente. Ambidue deliziarono, rapirono, inebriarono, commossero, esaltarono”.

Le parole di un critico dell’800 ben si adattano all’opera che ha inaugurato il Festival Verdiano 2012 al Teatro Regio di Parma la sera del 1° ottobre.

E gli artisti che hanno tanto entusiasmato erano il soprano Jessica Pratt e lui…….Rigoletto…ah pardon…Leo Nucci, ma è lo stesso, ci eravamo capiti.

Sì, perché Nucci ha quasi toccato quota 500 con questo ruolo. Ma dovevate vederlo: il fisico asciutto e ricurvo, mobilissimo anche se quasi claudicante, tragicomico nel costume colorato del giullare con grande cappello piumato, drammatico negli abiti neri del padre, la faccia segnata dal dolore, gli occhi sbarrati nell’incredulità e carezzevoli nell’amore per la figlia, il piglio bruciante nell’invettiva e nella vendetta. Un grande attore. Ma dovevate anche sentirlo cantare: ogni frase, ogni accento usciva dal cuore, il canto valorizzava i dettagli e attuava il concetto verdiano di parola scenica, la voce ancora ampia, sicura, timbrata, ferma ed estesa si piegava alle esigenze della scrittura musicale. Un grande interprete col pianto nella voce.

Magistrale l’interpretazione di “Cortigiani vil razza dannata” e di “Sì, Vendetta, tremenda vendetta” bissata a furor di popolo. Gli era accanto una Gilda speciale, con la quale ha condiviso i duetti più lirici dell’opera, traboccanti d’amore paterno e di filiale sottomissione.

La condotta vocale di Jessica Pratt (Gilda appunto) è stata impeccabile nei lunghissimi filati e nelle mezze voci, nel canto sul fiato e nell’uso della messa di voce, perfetta nell’interpretazione di una parte di soprano belcantista (sovracuti compresi) velato di drammaticità. Tenendo una linea melodica intrisa di delicatezza, la Pratt ha dato vita ad un personaggio dolcissimo e schivo, capace di illuminarsi con gli slanci e le saette della sua voce cristallina.

Un Duca più sexy e più osé avrebbe reso più piccanti gli incontri con Maddalena e più coinvolgenti i duetti d’amore con Gilda, che sotto la spinta dell’amore avrebbe dovuto lasciarsi andare un po’ di più, invece di ritrarsi pudicamente.

Il tenore Piero Pretti ha profuso con generosità e vigore una voce chiara, robusta ed estesa, ha affrontato con naturalezza il registro acuto e quello sovracuto, attirando applausi, ma un canto più sul fiato e più sfumato sarebbe risultato più accattivante nei pezzi di grazia e di sentimento.

Barbara Di Castri ha evidenziato una bel colore vocale e un buon peso nelle vesti di Maddalena, sorella di Sparafucile, uno Sparafucile di lusso interpretato…udite…udite…nientemeno che da Michele Pertusi, di cui conosciamo il bel colore vocale, il sostegno e la pastosità del suono e la perfetta tecnica di canto, oltre che l’autorevole presenza scenica.

Il basso George Andguladze (Conte di Monterone) ha usato bene un mezzo vocale esteso e non di gran peso.

Il tenore Patrizio Saudelli ci stava proprio bene a corte e tra le belle donne, a suo agio sia vocalmente che scenicamente nel ruolo di Matteo Borsa, ha esibito una bella vocalità chiara e sicura e un appropriato modo di porgere, oltre ad una pregevole abilità attoriale. Versatile e di bella presenza il baritono Valdis Jansons nella parte di Marullo.

Alisa Dilecta Giovanna, Alessandro Busi Conte di Ceprano, Leonora Sofia Contessa di Ceprano e Un paggio, Alessandro Bianchini Un usciere di corte completavano il cast.

I coristi del Teatro Regio Di Parma, preparati eccellentemente dal Maestro Martino Faggiani, erano cavalieri, dame, paggi, alabardieri. La performance del noto Coro è stata molto soddisfacente sia per resa vocale sia per padronanza del palcoscenico.

La Filarmonica Arturo Toscanini è stata un’orchestra magnifica nel vigore e nell’intensità del discorso verdiano, nei focosi strappi orchestrali, negli attacchi morbidi, nei tempi veloci della gioia, nella discrezione sotto i duetti, nella delicatezza delle singole voci strumentali, nell’enunciazione delle frasi melodiche, nella complicità con i cantanti nello sviluppo dei sentimenti, nelle vibrazioni di freddo e di paura durante la tempesta e il Maestro Daniel Oren ha tenuto ben connesso il rapporto buca palcoscenico con intensa partecipazione, restituendo un ricamo musicale molto suggestivo.
La regia di Elisabetta Brusa ricordando Pier Luigi Samaritani è stata sulla linea della classicità.

Le scene tradizionali e i costumi d’epoca erano quelli ideati da Pier Luigi Samaritani. Originale la scena del rapimento quando la cucina in primo piano di Gilda si spacca in due e scivolando lateralmente dietro le quinte lascia comparire in alto l’esterno della sua casa con la finestra illuminata attraverso la quale abbiamo assistito al rapimento e in basso il muro contro il quale viene appoggiata la scala; bella anche l’idea della taverna di Sparafucile scavata nella roccia col lato anteriore aperto per la visione in contemporanea di ciò che accade all’interno e all’esterno.

Le luci di Andrea Borelli sono state molto efficaci ed aderenti alle situazioni.

Allestimento del Teatro Regio di Parma.

Curiosità: Quattro artisti di questo Rigoletto hanno già ricevuto il Tiberini d’oro: Michele Pertusi (2007), Martino Faggiani e Coro del Teatro Regio (2011), Jessica Pratt (2012) e il prossimo anno, se vorrà e potrà, ci piacerebbe premiare il verdiano assoluto Leo Nucci.

 

 

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