Rosso di John Logan

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All’iconoclasta e misantropo Mark Rothko, pittore ossessionato dall’idea di trasferire la filosofia di Nietzsche sulla tela, gli fu chiesto di disegnare una serie di “murales” nel famoso ristorante Four Season di New York. Per un pittore dell’espressionismo astratto tale offerta ben pagata poteva essere considerato un cedimento “commerciale” o l’opportunità di imboccare un nuovo percorso creativo. In realtà un artista con l’animo dionisiaco spesso è costretto a scegliere fra povertà e compromesso. Il dramma, scritto da John Logan per due personaggi interpretati magistralmente da Ferdinando Bruni e il giovane Alejandro Bruni Ocana può essere definito un thrilling intellettuale. Tutta l’azione si svolge all’interno dello studio di Rothko dove il pittore dalle furiose convinzioni dibatte con Ken, il giovane collaboratore “dipendente” la concezione filosofica del suo mondo artistico, sul dualismo fra intelligenza e percezione istintuale, fra l’impegnativo e l’effimero, fra dionisiaco e apollineo. In pittura, dice Rothko, “la plasticità scaturisce da una sensazione duplice di movimento, sia dentro la tela che nello spazio antistante la tela”. Il suo lavoro si concentra sulle emozioni di base, spesso riempiendo grandi tele di canapa con pochi colori intensi. Il giovane, dapprima in soggezione di fronte alle dichiarazioni assertive del pittore, matura i suoi convincimenti e contrasta con feroce determinazione le sue scelte e lo fa con argomentazioni tanto argomentate al punto da indurre Rothko a rinunciare agli impegni presi col Four Season. Vince il giovane Ken che rappresenta la coscienza critica del vecchio maestro. La forte tensione intellettuale sprigionata dal contrasto generazionale è fonte di grande partecipazione ed emozione da parte degli spettatori.

Per quanto riguarda la recitazione non ci stupisce l’intensa interpretazione di Ferdinando Bruni che continua a viaggiare su livelli altissimi, sorprendente invece la prova del giovane Alejandro Bruni Ocana che ha esibito una variegata gamma di toni e di gesti e una bella padronanza scenica.

Se lo spettacolo sta ottenendo tanto successo, il merito va riconosciuto (anche) a Francesco Frongia, deus ex machina, uno e trino, che ha curato la regia, le belle scene e i costumi. Funzionali le luci di Nando Frigerio.

Oltre all’indubbio valore teatrale questa pièce, con riferimento all’arte contemporanea, ha un’elevata valenza pedagogica. E’ consigliato pertanto sia al colto che all’inclita.

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