Metamorpho di Michele Danubio

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È stato presentato al Piccolo Bellini di Napoli il nuovo lavoro drammaturgico di Michele Danubio con la regia di Agostino Chiummariello, Metamorpho, in scena fino all’11 novembre. La storia è quella di Raffaele e Teresa Palumbo, fratello e sorella, che vivo insieme e sono legati da un particolare segreto che è custodito nella degenerazione della salute di Raffaele.

Un lavoro, spiega l’autore, frutto di una riflessione sull’epoca che ci circonda “In un mondo globalizzato anche negli incubi, dove le allucinazioni, le nevrosi, le suggestioni di pochi fanno agevolmente con internet il giro del pianeta anche i fantasmi che altrimenti non sarebbero nostri, della nostra cultura, trovano terreno fertile nell’angosciata ricerca di ragioni nuove che giustificano i nostri errori o le jatture più comuni.” In una lettura grottesca i personaggi della pièce sono destinati a perdersi in un mondo tanto piccolo in cui la diversità, il limite fisico, diventano quasi necessità, orgoglio, per garantirsi una identità anche a costo di autentiche metamorfosi.

La cosa che più colpisce di questo spettacolo è la composizione scenica, essenziale e componibile, progettata da Luigi Ferrigno. Interpreta tre cambi di palcoscenico con la stessa struttura che si allarga parallelamente alla narrazione. Una soluzione versatile e alla stesso tempo molto efficace. Il compito degli attori non è facile, devono affrontare contemporaneamente due livelli di narrazione, uno interno, molto intimo, ed uno esterno, scoperto e nudo. Antonella Morea restituisce una grande interpretazione del personaggio di Teresa: dalla sua fisicità alla voce riesce ad essere un’attrice estremamente comunicativa. Agostino Chiummariello e Michele Danubio, rispettivamente regista e autore dell’opera, sono molto simbiotici e tengono bene il passo della Morea. Buona anche la prova di Laura Borelli e Vittorio Passato mentre l’emozione e la tensione non permettono a Sergio Fenizia di riuscire ad interpretare ed esprimere appieno il suo personaggio.

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