Otello di Shakespeare al Teatro Quirino di Roma

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Il fragore di una violenta tempesta stordisce il pubblico a sipario aperto, sulla scena nuda: comincia così l’Otello di Shakespeare di Nanni Garella che dopo il debutto nell’estate veronese nel luglio 2011 e una prima tranche di tournée approda anche al Teatro Quirino di Roma.

Nell’Otello di Nanni Garella emerge una concezione essenziale e convincente della vicenda che si concentra sullo scontro, il dibattito appassionante sulla natura umana in un mondo in cui persiste la consapevolezza che alla fine perdono tutti, che siano buoni o cattivi. Ed è un adattamento decisamente snello: la traduzione (con qualche licenza moderna) e l’adattamento del regista proiettano lo spettatore in una dimensione quasi decontestualizzata e atemporale con qualche taglio ad hoc. La tempesta iniziale annuncia che siamo già sull’isola di Cipro e tutto il primo atto viene praticamente solo raccontato dal Moro in scena come una sorta di veloce riepilogo. D’altronde la storia è arcinota e Garella si può anche permettere qualche altra libertà nel suo adattamento, tagliando alcune scene e manipolandone altre: interessante ad esempio l’idea di coprire le parole di Iago e Cassio con dei gabbiani isolando e mettendo il pubblico nella stessa condizione di Otello (che crede di ascoltare la confessione del suo luogotenente che si vanta di aver sedotto Desdemona quando invece si riferisce a Bianca). La scena unica (di Antonio Fiorentino) è sempre nuda (un terreno sabbioso e disconnesso), ben illuminata (con alcuni effetti finali) dalle luci di Gigi Saccomandi: troneggia solo una grande luna (che cambia dimensione e posizione) sullo sfondo e non ci sono oggetti alcuni in scena riempita solo ed esclusivamente dalle parole, ma assumono un valore fondamentale i suoni diegetici (il rumore dei gabbiani) o extradiegetici (meno funzionali forse) attraverso delle sinistre note nei momenti di maggior sospetto e inquietudine. Efficaci i costumi di Claudia Pernigotti, in linea con il periodo storico (con armature e le donne che sembrano moderne amazzoni) in una messinscena che propone anche qualche volontario anacronismo storico (Otello è del 1603 e Iago, Cassio e Montano che intonano Bella vita militar da Così fan tutte di Mozart del 1790). Massimo Dapporto, eccellente attore, è un buon Otello, tuttavia non sembra non essere del tutto a suo agio nel padroneggiare a tutto tondo un personaggio come il Moro: a tratti risulta un po’ di maniera. Troneggia invece la figura delll’alfiere Iago (che rivela subito al pubblico il suo essere “Io non sono quel che sono”) un campione di astuzia e malignità, che al suo ingresso in scena resta sempre in disparte e in cui gigioneggia a piacimento un perfetto Maurizio Donadoni, insinuante e violento, luciferino e sottile in ogni momento. Angelica Leo è Desdemona, pura e dolce nell’aspetto, forse un po’ fin troppo lamentosa a tratti, mentre Emilia è una sorprendente Federica Fabiani, molto intensa nelle poche battute finali nell’epilogo della tragedia. E si tratta proprio di quell’Otello che nel luglio scorso, a pochi giorni da debutto, conquistò le pagine dei giornali suo malgrado: Alessandro Haber (nel ruolo del Moro) fu licenziato in tronco dalla compagnia, reo di essersi immedesimato troppo nella parte (fra baci troppo focosi e ceffoni in scena) a Lucia Lavia (la Desdemona di allora, figlia di Gabriele Lavia e Monica Guerritore) durante le prove dello spettacolo.

Applausi del pubblico (presente alla prima anche il Ministro Cancellieri) in un teatro gremito. In replica fino all’11 novembre. La tournèe, si concluderà nel gennaio 2013 dopo aver toccato molte altre città italiane, come Bologna, Cervia, Gubbio, Cagliari, Napoli o Messina per concludersi a Brindisi.

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