“Mortal Kabaret”, il grottesco show televisivo ispirato al Mein Kampf hitleriano

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fotodi Roberto Russo

regia di Fabrizio Bancale

con Riccardo Polizzy Carbonelli, Daniele Russo, Bruno Tramice, Michele Ruoppolo, Raffaele Parisi, Sergio Fenizia
contributi video a cura di Davide Franco
scene Francesco Esposito
costumi Maddalena Marciano
musiche originali Adriano Aponte
produzione Arteteca

 

Buio nella piccola sala del Ridotto, un tecnico esce dalle quinte e fa segno alla regia. Tre, due, uno….e si è in onda per una nuova puntata di Mortal Kabaret, lo show televisivo condotto da Riccardo Polizzy Carbonelli e Daniele Russo (nei panni della vulcanica Bestialitat). Uno spettacolo grottesco e riflessivo. La materia per la messa in onda è data dal Mein Kampf di Hitler tremendamente anticipatore dei valori del nulla a noi conosciuti: predominio di parola e immagine, ignoranza, intolleranza, culto della forza e della bellezza, predominio della razza superiore. Sono questi i temi proposti dal contenitore televisivo, un quiz a premi, un modo per far lottare i “nulli” contro i “megli”, in barba alla grammatica e agli intellettualismi che distraggono dal messaggio televisivo. In fondo quello che si vuole comunicare sono i “sogni”. Poco importa di cultura e libri, sono addirittura dannosi, meglio la boxe e la moda, meglio essere “megli” e non smettere di sognare piuttosto che “nulli” sfigati e dimessi in una sorta di moralità invertita. Tra quiz sulla razza, spot pubblicitari, approfondimenti sulla moda giovanile e messaggi da casa che si susseguono sullo schermo in studio (rigorosamente in HD, per amplificare le emozioni) con linguaggio televisivo, spesso volgare, si stemperano i temi che già nel 29 affollavano le pagine di follia di Hitler. Terribilmente simili alla nostra realtà. La persuasione (con il binomio vincente di parola e immagine) e l’azione, lo squallore e la bassezza dei personaggi che fanno appello all’influenzabilità delle masse: tutto questo è MK, la sigla che appare più volte sullo schermo (Mortale Kabaret o Mein Kampf?). Un dubbio attanaglierà l’animo dello spettatore: se si riconosce così attuale la tecnica di persuasione hitleriana, l’assoggettamento delle coscienze, la voluta crisi della cultura allora un nuovo Hitler è possibile anche oggi?