Passo: il senso del nonsenso

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fotoPasso di Ambra Senatore in scena a CanGo, i Cantieri Goldonetta Firenze, per “Oltrano Atelier”, la rassegna di arti performative diretta da Virgilio Sieni, è uno spettacolo ironico, leggero, garbato, tutto giocato sul filo del nonsenso che coinvolge e intriga lo spettatore riscoprendo il lato comico della danza. Una danza al femminile capace di ridere di se stessa, di ammiccare seriosa alla teatralità del gesto danzato, di divertirsi a svelare il rapporto tra realtà e finzione, di mostrare il felice contrasto tra assenza di significato e rigore coreografico. Un gioco di piani prospettici che insinua l’idea di assistere ad una pièce apparentemente stralunata e strampalata ma che, al contrario, sensatamente riflette il nonsenso della realtà in cui viviamo e a cui dobbiamo far fronte – come dice Ambra – con “elasticità, capacità critica e allenamento al dubbio, alla messa in discussione”.

In uno spazio ovattato e delimitato da teli neri, quattro donne-manichino in abitino verde e parrucca nera con taglio carré e due uomini in identica mise si adoperano nella ricerca di situazioni originali basate su effetti bizzarri e paradossali, in cui l’espressione del nonsenso, affidata all’espressività del corpo in movimento, si risolve nella gratuità di azioni individuali e collettive a cominciare da Ambra che, all’inizio, si muove al ralenti invitando il pubblico ad immergersi in questo gioco teatrale. Un ludus scaenicus in cui le figure si raddoppiano, si sdoppiano, in cui ognuno – in particolare gli uomini – sembrano smarrire il senso del loro essere dentro e fuori la “scrittura scenica”. Una partitura caratterizzata dalla sicurezza della regola coreografica nel susseguirsi lineare dei passi e nell’uso multidirezionale dello spazio e dall’instabilità dell’imprevisto che coglie di sorpresa, scardina certezze compositive, supera i confini espressivi connotando teatralmente una danza morbida, sinuosa, piacevole a vedersi.

Ma in questo intrigante lavoro, accarezzato dalle luci chiaroscurali di Fausto Bonvini e accompagnato dagli intermezzi sonori di Brian Bellott e Andrea Gattico, non passa inosservata l’impostazione registica data dalla coreografa piemontese che rompe con estro l’illusione scenica facendo squillare tra il pubblico un cellulare. Un’incursione nella quotidianità e nella maleducazione che imbarazza gli ignari spettatori prima increduli e poi sollevati dall’amplificazione del suono della soneria, che si trasforma in un assordante accompagnamento delle performances dei danzatori. Un straniamento affiancato da un altro ‘divertissement’ di stampo metateatrale quando i protagonisti, in cerca di qualcosa, corrono a destra e a sinistra sparendo e riapparendo dai teli neri e due di loro s’infilano tra gli spettatori per chiedere “qualcosa di rosso”, un’agenda, una sciarpa, una borsa, in una riuscita complicità con il pubblico che partecipa volentieri a questa trovata di Passo. Uno spettacolo intrigante, sui generis e giustamente vincitore del Premio Equilibrio 2009.

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