Roberto Azzurro è la voce del fido servo-amante Fletcher

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Dal romanzo di Franco Buffoni

Progetto, adattamento, regia e interpretazione di Roberto Azzurro
Drammaturgia musicale Paolo Coletta
Segreteria di produzione Andrea Axel Nobile

Produzione Ortensia T

Lo spettacolo è tratto dalla biografia romanzata di Franco Buffoni “Il servo di Byron” e svela i segreti del poeta londinese. Dietro la leggenda di grande homme fatal, si nasconde l’intima e riservata verità, l’omosessualità – ormai storicamente documentata e tenuta nascosta dallo stesso Byron solo per evitare la decapitazione a causa dell’allora vigente reato di omosessualità tra adulti consenzienti. «Byron era sentimentalmente e ossessivamente omosessuale, capace di innamorarsi solo di ragazzi e di giovani uomini; però, grazie alla sua esuberanza sessuale, era anche ben in grado di soddisfare le numerose donne che gli si offrivano» racconta nel suo libro Franco Buffoni attraverso gli occhi di Fletcher incarnato sul palco da Roberto Azzurro, interprete e regista.

In una messinscena semplice ed evocativa, il servo-amante rivive la sua storia personale passata accanto a Lord Byron, attraverso le passione e il dolore di una vita intera, allegoria di un viaggio spirituale e carnale di una “coppia”. Fletcher/Azzurro propone un amore ai limiti dell’ossessivo, ma mai borderline ; un amore fatto di alti e di bassi – come per ogni vera coppia che si rispetti. Nel «my lord», ripetuto come un mantra dal servo-amante, risiede non solo la devozione nei confronti del proprio padrone, ma una vera e propria prerogativa del possesso. Nel finale, Fletcher acquista la consapevolezza del possesso come l’unica condizione di esistenza con Lord Byron e grazie a questa consapevolezza si riconosce come membro di una coppia – attraverso l’emancipazione dell’amore.

Seppur di grande spessore emotivo, grazie alla sensibile interpretazione di Roberto Azzurro e una forte valenza drammaturgica del testo, lo spettacolo accusa alcuni momenti di “vuoti” che, secondo il mio parere, sono dovuti alla mancata separazione del ruolo di interprete da quello di regista. Non voglio mettere in dubbio la qualità del lavoro fatto, la mia è una critica ad ampio raggio nei confronti di un teatro fatto da attori che si ribellano alla “dittatura delle idee” del regista. In questo caso, in uno spettacolo che ha in sé una forte valenza politica, non viene fuori né un’accusa a un sistema che ancora oggi non riconosce i diritto di “vivere” alle coppie di fatto, né una critica a un società che non approva più la pena capitale, ma che mette sul patibolo la libertà di esprimersi attraverso la propria sessualità, restando in ogni caso un grande omaggio al testo di Buffoni, alla figura di Byron e al pubblico presente in sala.

 

Al Teatro Il Primo – Viale Privato del Capricorno, 4 80131 Napoli – dal 6 dicembre al 16 dicembre

 

 

 

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