FermataResistenza – teatro/danza/arte

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fotoSi intitola FERMATARESISTENZA la stagione 2013 ideata da Giancarlo Cauteruccio per il Teatro Studio di Scandicci. Il titolo del programma, realizzato con il contributo di Scandicci Cultura e della Regione Toscana, e con il sostegno di Ente Cassa di Risparmio di Firenze, allude alla fermata della tramvia che collega il teatro scandiccese a Firenze e, unitamente, alla resistenza degli artisti in tempi di profonda crisi che ha stravolto il sistema economico e sociale, toccando pesantemente l’universo della produzione teatrale e culturale.

Il Teatro Studio Krypton, al suo terzo anno di gestione del centro/laboratorio di via Donizetti, propone un poliedrico progetto che incrocia teatro, danza, arte e formazione.

Inaugura la stagione l’ 11 gennaio (replica il 12), il gruppo di culto Motus con When, una tranche del progetto Making the plot, avventura inaugurata nel 2011 dal confronto con lo sguardo di un’ artista e attivista politica come Judith Malina. “When è una riflessione sul tempo e sul controllo del tempo, sulla sorveglianza, a partire dai libri di Michel Foucault Sorvegliare e punire: la nascita della prigione e di Philip Dick Un oscuro scrutare.” – dichiara Daniela Nicolò, drammaturga, e regista insieme a Enrico Casagrande.

When è un serrato contraddittorio fra regista e attrice sulla libertà scenica, sulla dicotomia tra interno ed esterno, movimento e controllo, in ottemperanza e obbedienza, anche di riflesso al controverso proliferare di apparati di sorveglianza, di “digitalizzazione ossessiva” degli spazi pubblici (e privati). L’adattamento è site-specific; l’ambiente e i suoi abitanti irrompono nella drammaturgia stessa del lavoro, aperta agli attraversamenti, ai contagi, alle propagazioni virali.

Il 18 e 19 gennaio torna a Scandicci con il nuovo lavoro IMITATIONOFDEATH la compagnia più trasgressiva d’Italia: ricci/forte, reduci dai successi di Romaeuropa Festival e da vari teatri italiani. Uno spettacolo dalla forte connotazione visiva e dalla drammaturgia aspra e corrosiva, attraverso cui interrogarci sul presente senza scorciatoie o vie di fuga. Per IMITATIONOFDEATH ricci/forte si ispirano all’universo scostumato di Chuck Palahniuk, puntando sul valore di sedici performer. Un gruppo per un affresco collettivo, una cometa nichilista, una gigantesca polveriera da cui non emergano personaggi: “Per annullare l’ultimo sortilegio che spinge la platea ad immedesimarsi con un protagonista – aggiungono gli autori- ma anche a prenderne le distanze. La volontà, come una Nuova Atlantide di senso, di far riemergere uno Stato, una fatica dell’essere, una formazione del sapere in cui il pubblico stesso è coinquilino.”

A distanza di 15 anni Giancarlo Cauteruccio veste nuovamente i panni di Hamm in una nuova edizione di Finale di partita che andrà in scena con la sua regia, in prima nazionale dal 5 al 10 febbraio.

Il capolavoro beckettiano tradotto in calabrese da John Trumper (gallese docente di glottologia all’Università di Rende) fu presentato al pubblico al Teatro Studio nel gennaio del ’98 con il titolo U juocu sta’ finisciennu e si rivelò una della messe in scena più acclamate dalla critica e dal pubblico con una tournee lunga quattro anni nei maggiori teatri e festival italiani. Frequentatore assiduo delle più belle drammaturgie dell’autore irlandese (Forse, L’ultimo nastro di Krapp, Giorni Felici, Non io, Atto senza parole I), Giancarlo Cauteruccio è stato definito dalla stampa uno dei principali e più originali metteur en scene beckettiani in Italia e oltre, ha ricevuto il Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro per la regia di Trittico Beckettiano nel 2006 ed è stato candidato al premio Ubu come migliore attore protagonista 2004 per L’ultimo nastro di Krapp. Nel 2013 “in questa partita a scacchi persa fin dall’inizio – come spiegò Beckett– in cui Hamm è il re, che cerca soltanto di rinviare la fine inevitabile”, il regista e attore realizza un progetto completamente nuovo in lingua italiana che vede come coprotagonista, nel ruolo di Clov, Fulvio Cauteruccio, per un ulteriore affondo nel capolavoro beckettiano.

Il 15 e 16 febbraio è la volta della giovane compagnia La Società dello spettacolo (coprodotta dal Teatro Stabile dell’Umbria), per la prima volta in Toscana, con Carne, ispirata a Il visibile e l’invisibile

di M. Merleau –Ponty. Carne, testo originale di Michelangelo Bellani, fa riferimento alle tesi di M. Merleau –Ponty, filosofo francese considerato il più originale erede di Husserl con la sua Fenomenologia. La sfida è quella di mettere in scena le parole della filosofia attraverso una sequenza di quadri poetici, evocazioni fortemente carnali dei gesti dei sette performer curati dalla regia di c.l.Grugher, e suggestioni dell’arte contemporanea. La scena è infatti un’installazione scultorea di Marianna Masciolini che da qualche anno intreccia la carriera di attrice a quella di artista. Tra le parole della filosofia e le parole del teatro corre una sottile vocazione comune, in entrambi i casi si tratta di parole nate per essere dette in pubblico. La carne è della stessa stoffa di cui è fatta l’esistenza. La carne è presenza dunque esistenza, autenticità. Nella carne del mondo c’è tutto. Il respiro di ciò che appare e di tutto ciò che non si vede.

I Gogmagog, diretti da Virginio Liberti, presentano il 22 e 23 febbraio Non è quel che sembra, interpretato da Tommaso Taddei Dopo la prima elaborazione del 2010 con il titolo Quanto mi piace uccidere, lo spettacolo giunge a una forma compiuta della durata di un’ora, grazie a un affondo registico e di lavoro sulla drammaturgia.

La piece, scritta dal regista brasiliano, riflette sul gesto di uccidere e le sue assurde motivazioni psicologiche, familiari e culturali. In questa vetrina di orrore si ritrovano il piacere macabro che anima i mezzi di informazione e la tipologia umana che cerca di giustificare una tale gratuita violenza.

Appuntamento in marzo (1 e 2) con la gloriosa “scuola romana”: Marco Solari e Alessandra Vanzi (ex Gaia Scienza con Barberio Corsetti dal ’74 per un decennio circa) presentano due assoli in successione, Quinte Armate e Valle Giulia. Il primo, scritto e interpretato da Marco Solari, accompagnato dalle musiche dal vivo di Piergiorgio Faraglia, è –nelle parole di Solari – “un blues metropolitano, in un tessuto urbano che si apre continuamente a orizzonti e prospettive insolite”. Garrone ha scritto “una rappeggiante o rockeggiante litania di j’accuse, un libero flusso di pensieri funamboli e incendiari che, con la leggerezza ironica di Palazzeschi, combattono la loro utopica guerriglia per un mondo migliore”. Nel secondo, dedicato da Solari al gesto assurdo di una donna che portava da mangiare a una miriade di uccelli a Valle Giulia, mitico luogo romano, Alessandra Vanzi misura il tempo tra pensieri violenti, rabbiosi, ironici, amari, tutta presa nel suo compito di nutrire cornacchie, passeri, gabbiani, merli, storni e ballerine. Il tempo del prima e del dopo, cioè dell’ora, della trasformazione delle cose, dei rapporti, una prefigurazione per l’autore e regista dell’incerto futuro.

La storica formazione Club Teatro – Rem & Cap è ospite quest’anno l’8 e 9 marzo con un lavoro di recente produzione: Colpo su Colpo di Riccardo Caporossi. In scena con Vincenzo Preziosa e due allievi, scelti dal Corso di cultura teatrale e dell’attore tenuto da Fulvio Cauteruccio al Teatro Studio, l’artista invita, attraverso una modalità che coinvolge gli spettatori, all’ascolto di una narrazione che affonda le sue origini nel mito, basandosi su testi di Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, Graves, Frazer, Calasso, elaborando questi racconti e intercalandoli da scritti propri. Il racconto ha come sviluppo la tragedia degli Atridi, da Tantalo fino a Oreste, epica che rinvia a una riflessione sui nostri giorni. Ripercorrendo a ritroso gli eventi leggendari, la narrazione si avvicina sempre di più all’enigma, per tentare di scioglierlo, fino ad annodarlo nuovamente, perché le vicende raccontate tornino a nascondersi sotto il velo del mistero. Il pubblico bendato viene sollecitato nella propria immaginazione da parole, suoni, rumori, stimoli olfattivi e costruzione verbale dell’immagine.

Due drammaturgie di Giovanni Guerrieri, Gli Ultracorpi e Abram e Isac, compongono il dittico che

il 16 e 17 marzo, i pisani Sacchi di Sabbia propongono al Teatro Studio. L’elemento ironico accomuna entrambi i lavori, comunque distanti per tematiche; il primo narra di un’invasione aliena in cui gli esseri umani vengono sostituiti da sosia perfetti, ispirato al romanzo di Jack Finney e sostenuto dalle ultime arie dell’ Aida verdiana. Il secondo parte da una rilettura della rappresentazione di Abramo ed Isac, scritta nel ‘440 dall’autore fiorentino Feo Belcari. L’episodio biblico è il pretesto per una riflessione sull’enigma della comunicazione fra Abramo e Dio. Il bilico tra comico e tragico, prassi di lavoro della compagnia e vivificato dalla delicata partitura vocale di tre attrici che fanno da sottofondo alla narrazione cartoon, leggera e poetica.

Danza internazionale con il croato Matija Ferlin e con il suo solo Sad Sam/almost 6 i giorni 22 e 23 marzo.

Allievo di Sasha Waltz, il trentenne coreografo, regista e performer, di stanza a Pola, persegue una ricerca che investe e riarticola diverse idee di performance, il rapporto con altri linguaggi, come cortometraggio e mostre. I suoi lavori sono stati presentati in prestigiosi festival internazionali di danza contemporanea.

Sad sam /almost 6è un lavoro sull’infanzia e sulla sua fine; sul rapporto con il proprio mondo interiore e con gli altri, fuori, sulla forza dell’immaginario e di un linguaggio capace di creare le cose nominandole; sullo strappo che rompe il cerchio perfetto e ci apre, attraverso la ferita, agli altri e al reale. Lo spettacolo è un capitolo di un progetto più articolato, in cui sotto il titolo Sad Sam (in croato “adesso io sono”, ma in un gioco di echi con l’inglese che leggerebbe “il triste Sam”) Ferlin compone una serie di piccole creazioni, tutte centrate sulla sua presenza scenica di grande potenza espressiva e di sorprendente delicatezza.

Il 5 aprile, il Teatro Sotterraneo presenta Homo Ridens, una creazione collettiva che vede in scena quattro attori e a seguire Dizionario minimo del riso.

Homo ridens è una performance pensata come esperimento su campione, un test sul pubblico-cavia chiamato a reagire a determinati stimoli che attengono al riso e ai suoi meccanismi. Il progetto rivede e aggiorna i risultati delle proprie ricerche in ogni città e di conseguenza ne prende il nome. L’intento è quello d’indagare l’attitudine umana alla risata, misurandone i limiti e la complessità. Mentre Dizionario minimo del riso si compone di ventisei lettere per presentare altrettanti esempi di cose che nel corso dei millenni hanno fatto ridere, da Aristofane a Zelig: pillole, informazioni, citazioni, ventisei rapidi accenni per restituire parte del tavolo teorico che ha accompagnato la produzione dello spettacolo.

Chiude il programma teatrale nei giorni 9, 10 e 11 aprile la ripresa di Roccu u Stortu, di Francesco Suriano, diretto e interpretato da Fulvio Cauteruccio. L’epopea del contadino calabrese Roccu che per un pezzo di terra va in guerra nel 1915, fortunato spettacolo che ha imposto l’attore e regista all’attenzione nazionale nel 2001. Infatti in quell’anno fu trasmesso integralmente nel programma “Teatri Sonori” di Radio Tre Rai, segnalato da Il Patalogo nella sezione “22 spettacoli per un anno” tra le più significative produzioni in termini di qualità, originalità, impegno interpretativo e valori culturali, e poi registrato all’Anfiteatro di Palmi per “Palcoscenico” di Rai2 che lo ha mandato in onda il 10 maggio 2003.

Completano il progetto una rassegna di teatro ragazzi intitolata La nuova grammatica della fantasia – III edizione, un nutrito programma di appuntamenti radunati sotto il titolo di Linguaggi dell’arte, che includono il ciclo di lezioni sceniche di arte moderna e contemporanea Il Teatro dell’Opera II, un progetto di Giancarlo Cauteruccio e Sergio Risaliti, il laboratorio a cura di Pietro Gaglianò outside – incontri sull’arte nei “luoghi comuni”, talk con Ivan Fedele (compositore e Direttore Settore Musica della Biennale di Venezia), con Romeo Castellucci, con Gianfranco Capitta, con Jannis Kounellis e Bruno Corà e la presentazione del libro Nuovi media nuovo teatro di Anna Maria Monteverdi.

Ufficio stampa Pina Izzi – ufficiostampa@teatrostudiokrypton.it , 335 54 21 551

 

TEATRO STUDIO

Via G. Donizetti, 58 – Scandicci (FI)

Info e prenotazioni 055 75 91 591 – biglietteria@teatrostudiokrypton.it

 

 

 

BIGLIETTI

Intero 12.00 euro

Ridotto 10.00 euro

tutti gli spettacoli sono programmati alle ore 21.00

 

Il Teatro dell’Opera II; Outside; Incontri/Laboratori

sono ad ingresso libero

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