Il panico di Rafael Spregelburd

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fotoGrande serata ieri sera al Piccolo Teatro Strehler dove un pubblico attento e numeroso era chiamato ad assistere a quello che può essere considerato l’avvenimento della stagione: “Il panico” (uno dei sette vizi capitali) del giovane e affermato commediografo argentino Rafael Spregelburd.

Di fronte ad un’opera non certo lineare (per molti aspetti rientra nel genere demenziale), al racconto di una storia che neglige la consecutio temporum, lo spettatore non può che essere dapprima sconcertato, ma ben presto affascinato, stregato dalle modalità con cui viene rappresentata, diretta, interpretata. Luca Ronconi ha fatto ancora una volta centro: un capolavoro di eleganza stilistica, di svolgimento scenico, di impostazione interpretativa.

Il testo racconta tre storie, una scuola di danza, un appartamento da affittare, la ricerca di una chiave di una cassetta di sicurezza. Poi c’è un morto che non si rende conto di essere trapassato e si aggira tra i personaggi che ne percepiscono la presenza. ci sono la moglie e i figli nella spasmodica ricerca della chiave, c’è l’amante incriminata per mancata assistenza del (non ancora) defunto, c’è l’agente immobiliare che è disperatamente interessata alla vendita del’appartamento dove si aggira il morto che si crede vivo, ci sono le ballerine che stanno provando una sorta di danza macabra e l’ossessionata del sesso che forse non ha mai conosciuto. Tutti sono in uno stato di panico alla ricerca della rispettiva chiave esistenziale: per la famiglia la chiave della cassetta, per la ballerina la promozione, per l’agente immobiliare la vendita dell’appartamento, per l’assatanata il sesso. Detto così sembra niente, ma la genialità dell’autore è quella di aver sovrapposto i vari piani narrativi così come si gira un film a spezzoni senza ricomporlo alla fine in fase di montaggio. I personaggi entrano ed escono dalla loro storia per rientrare senza un apparente consequenzialità logica e temporale. Per lo spettatore è come trovarsi di fronte ad un quadro surrealista la cui comprensione è mediata da un’osservazione attenta.

Anche nel nostro caso, superato lo spaesamento iniziale dovuto alla difficoltà di seguire i passaggi improvvisi di luogo e di tempo il puzzle alla fine si ricompone secondo un disegno preciso.

Commedia ironica, dissacrante, ludica, divertente ed enigmatica con la sua molteplicità di trame e opacità di significati, ma coerente nelle sue fratture.

Il maestro Luca Ronconi dirige e segna il ritmo, le pause, i toni e le scansioni temporali dei bravissimi sedici attori: Maria Paiato, Elena Ghiaurov, Manuela Mandracchia, Francesca Ciocchetti, Paolo Pierobon, Iaia Forte, Riccardo Bini, Fabrizio Falco, Maria Pilar Pérez Aspa, Valentina Picello, Valeria Milillo, Sandra Toffolatti, Alvia Reale, Clio Cipolletta, Bruna Rossi, Lucrezia Guidone.

Veloce il taglio delle eleganti scene disegnate da Marco Rossi con quinte che si alzano e si abbassano e mobili che entrano ed escono scivolando su guide.

Belli i costumi di Gianluca Sbicca, funzionali il disegno delle luci di A.J.Weissbard e i suoni di Hubert Westkemper.

 

1 COMMENT

  1. Quanta ipocrisia.
    Ieri ero anch’io a teatro e il Piccolo era tristemente vuoto!
    Altro che “pubblico attento e numeroso”, il teatro era pieno per meno di un terzo, meta dei presenti dormiva e alla fine del primo atto ci sono state sensibili defezioni.
    Ronconi avrebbe dovuto smettere di fare spettacolo dieci anni fa.
    Dopo gli “ultimi” spettacoli in cui si è divertito a torturare il pubblico con “lavori” inguardabili e inseguibili siamo arrivati ad un punto in cui neanche la luce delle glorie passate riesce a far vendere al Piccolo i biglietti delle sue opere, neppure con una campagna pubblicitaria a tappeto, le sfilze di mail e i prezzi che giocano al ribasso.
    Una serata completamente buttata via per nulla quella di ieri per me, spero di salvare a qualcuno questa sofferenza.

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