Open day di Walter Fontana

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fotoWalter Fontana, l’autore della commedia “Open day”  gioca con magistrale ironia, intelligenza e ritmo le carte (a volte usurate per l’eccessiva frequenza) della crisi di coppia. Nel nostro caso si tratta di due genitori da tempo separati che si incontrano per iscrivere la figlia svogliata (che non si vede mai) al piano più alto del super tecnologico istituto privato Santa Teresa. In quel luogo asettico non ci sono moduli da compilare, ma si trovano a dover rispondere a un video questionario che li interroga sulla loro vita, lo status professionale e le loro attitudini. Le risposte dell’uno e dell’altra sono divergenti su tutto (sul presente e sul passato) e le contraddizioni danno la stura a ricordi dolorosidi un passato ormai lontano fatto di tradimenti, incomprensioni, rimpianti, nostalgie, e una realtà che affoga nella solitudine, aggravata (pur su strade separate) dall’alienante autoinganno di credere, di progettare, di sperare. Sono personaggi in preda alla contraddizione tra le loro capacità e le loro ambizioni, tra la realtà vera e quella che vorrebbero fosse. Detta così sembra di entrare nella drammaturgia di Strindberg, ma la mano felice e leggera di Fontana ci porta nel mondo triste, ma col sorriso, della incompiutezza e leggerezza dell’essere. Fontana trasforma le mine antiuomo di Strindberg in innocue bombe di carta il cui botto dura un secondo. Una raffica di gags, di situazioni esilaranti che non scadono mai nella pochade. Una lezione di stile e di raffinata intelligenza che, attraverso dubbi e riflessioni ci insegna che “ il passato non è sempre come te lo ricordi e il futuro non è mai come te lo immagini”.

Semplice e funzionale la scena di Paolo Baroni: un ascensore dalla porta rossa, tre ampie finestre da cui si vede il cielo, una camera in allestimento con una scala e due bidoni di vernice.

Con la sua poliedrica capacità Angela Finocchiaro riesce, con una ricchezza di colori che abbagliano, a imprimere accenti variegati al suo eloquio ed esibire una mimica e una gestualità straordinarie. E non è un merito secondario quello di non lasciarsi prendere la mano solo dalla sua spiccata vis comica.

Michele Di Mauro è molto bravo nel ruolo dell’ ex marito, ex giovane un po’ coatto, genitore svogliato, superficiale, irrisolto. Ruggero Cara, il regista, fa girare alla perfezione il meccanismo teatrale.

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