Il gioco dell’amore e del caso di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux

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fotoPrincipiamo con la storia.

Dorante e Silvia, destinati al matrimonio per volontà dei rispettivi padri, decidono entrambi (senza sapere l’uno dell’altra) di presentarsi sotto mentite spoglie. Cambiano i ruoli, i padroni prendono il posto dei servi e i servi si travestono da padroni. Dorante si innamora di Silvia pur credendola una serva e Silvia si innamora di Dorante malgrado, ai suoi occhi, fosse un servitore. E questo sorgere dell’amore, al di là delle condizioni di classe, è dipinto dall’autore con grande finezza psicologica.

E’ il classico teatro degli equivoci, dove sospetti e gelosie si moltiplicano obbligando gli attori ad un ritmo scenico che, a tratti, si rifà alla commedia dell’arte. Attraverso una scrittura essenziale, il grande autore francese riesce ad offrirci una commedia divertente con dialoghi brillanti, deliziosi fraseggi e momenti esilaranti non privi di una comica suspence. E grazie all’ottima regia di Piero Maccarinelli il prodotto è ben confezionato, il meccanismo teatrale gira alla perfezione, i ritmi comici sono ben calibrati e gli attori rispondono bene (salvo andare talvolta sopra le righe) ai loro personaggi.

La commedia si può classificare in quel genere di spettacoli che possono divertire, ma non arricchiscono, non obbligano lo spettatore e riflettere sul tema proposto. Si tratta, come nel nostro caso, di commedie belle, brillanti, eleganti che fan passare un paio d’ore allo spettatore in assoluto relax mentale. D’altra parte chi va a vedere questo genere di commedie sa che non corre il rischio di essere destinatario di messaggi troppo impegnativi se non addirittura criptici, è cosciente che vedrà in tutta tranquillità una commedia degli “equivoci”, genere che ha avuto successo fin dai tempi di Plauto, Shakespeare, Goldoni (e mettiamoci anche Mozart).

Questo sproloquio è dovuto alla nostra incapacità di comprendere alcune note registiche in cui si legge che la commedia è attuale per aver chiamato “impiegato” quello che Marivaux chiama il “servo”, per aver messo la sordina al termine”Padrone”e per aver definito di convenienza il matrimonio di Silvia e Dorante allo scopo di permettere alle due “grandi famiglie” di fare una “fusione societaria”. Si fa riferimento anche a problemi di quel mondo, che come il nostro soffre “esperienze di crisi collettive e di manovre finanziarie indispensabili per riassestare i bilanci” Mah! A questo punto mi sto chiedendo se stiamo commentando una commedia brillante senza implicazioni socio/economiche o c’è qualcosa nel sottotesto che io non capisco (sarà certamente così e quindi me ne scuso).

Buono il cast di attori composto dalla eccellente Antonia Liskova, da Paolo Briguglia, Francesco Montanari, dalla divertente Fabrizia Sacchi, da Emanuele Salce e Sandro Mabellini.

Notevoli, anche dal lato creativo, le suggestive scene di Giacomo Costa che si vale di un’installazione video che, funzionale al racconto, abbraccia l’intero fondale scenico. Belli i costumi di Gabriella Pescucci, puntuali le musiche di Antonio Di Pofi, ottimo il disegno luci di Umile Vainieri.

 

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