La santa sulla scopa di Luigi Magni al Teatro Roma

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fotoUna presunta strega e una santa: due donne a confronto nella notte di San Giovanni, il 24 giugno, la notte della magia (che già aveva a suo tempo solleticato l’attenzione e la fantasia di Strindberg ne La signorina Julie). Ma qui siamo nella seconda metà del XVI secolo, a Roma e in piena fervente Controriforma: Luigi Magni indaga ancora una volta sulla storia romana e italiana, qui in un appassionante dialogo-confronto fra donne. Una è Silvestra, una verace e bravissima Gabriella Silvestri, una popolana accusata di stregoneria e condannata al rogo, l’altra è Sant’Apollonia della confraternita della Consolazione delle Grazie, un’altrettanto convincente Gaia De Laurentiis, monaca consacrata a Dio. Quando Apollonia entra nella cella di Silvestra per arrecarle conforto prima della morte certa, comincia un confronto serrato, fatto di prospettive completamente diverse, di prese di posizione e di ostinati pregiudizi, da parte dell’una e dell’altra. Ma attraverso una serie di mistificazioni, inganni, zuffe, si manifesterà anche la più sincera solidarietà femminile, perché alla fine la strega e la santa non sono altro che donne, due facce diverse della stessa medaglia, temute dagli uomini pronti a santificarle o a ucciderle. E se Silvestra, consacrata a Satana, si dimostrerà altruista e umana tanto da rinunciare alla libertà per aiutare Apollonia, la stessa cosa accadrà per Apollonia, una santa del tutto umanizzata. Il testo di Luigi Magni, ripreso e messo in scena da Renato Giordano che cura anche le scene (una prigione dello Stato Pontificio con le grate), ci catapulta nella Roma del Cinquecento spingendosi nelle contraddizioni della religione e della società, fra potere e violenza. Fra giochi d’astuzia, incantesimi, Magni svela gradualmente momento dopo momento come Silvestra e Apollonia siano in realtà complementari l’una all’altra nonostante le abissali differenze. Le bravissime Gabriella Silvestri e Gaia De Laurentiis regalano verve e ricchezza espressiva a un testo dai risvolti comici, arricchito dalla leggerezza del romanesco sornione e un po’ provocatorio, indolente e diretto che rende ancor più reale la vicenda. E nel continuo gioco di manipolazione e inganni condotto da Silvestra, sarà proprio lei a rivelarsi non solo una strega, ma anche una santa sulla scopa. In scena fino al 10 marzo al Teatro Roma

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