Una lontana fedeltà di Paolo Fallai al Teatro Due di Roma

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Foto di Lorenzo Gallitto
Foto di Lorenzo Gallitto

Il fumo che si muove sinuoso, le bottiglie degli alcolici in fila, bellissime donne in abiti d’epoca appoggiate al bancone, una cameriera in paillettes… le inconfondibili note di Misty al pianoforte… all’ingresso in teatro il pubblico sembra varcare la soglia di un locale retrò, lasciandosi cullare da una calda atmosfera jazz… ma è solo l’inizio. Da una parte c’è un uomo (un ironico Edoardo Siravo) insieme alla sua donna (Giulia Innocenti). Parlano della serata trascorsa in teatro, una serata disastrosa n teatro, a vedere Filumena Marturano di Eduardo. Tanto disastrosa che litigano. Lei attacca rabbiosamente il personaggio di Filumena, il suo comportamento, il suo ricatto a Domenico Soriano, demolisce la forza di un personaggio letterario, di una madre, in nome dell’emancipazione. Lui tenta di controbatte, ma lui lo pianta e va via.

Spesso per il uomo il tacere è meglio dei pensieri” dice l’uomo citando Pindaro. Sì, perché lui è un uomo colto, attento e del tutto consapevole che per tutta la vita ha dovuto fare i conti con l’incostanza delle donne svelando fin da subito l’inconciliabilità fra l’universo maschile e femminile.

Lo spettacolo diretto da Alessandro Berdini mette in scena la drammaturgia di Paolo Fallai che segue visceralmente non solo l’esperienza di un uomo alle prese con la sua solitudine, in un amaro bilancio della sua inadeguatezza con il sesso femminile, nell’incapacità di relazionarsi con le donne, nei suoi fallimenti amorosi, ma indaga sulla magnifiche sfaccettature dell’universo femminile.

E in una simbiosi continua di realtà e sogno, dal confine sempre più labile, ecco che davanti agli occhi dell’uomo e degli spettatori si concretizzano una serie di figure femminili archetipiche che rappresentano il suo passato sentimentale.

Ecco prendere vita la conturbante Lulù (Giulia Andò), il prototipo della seduttrice seriale, che conosce gli uomini tanto da banalizzare quasi la seduzione.

Poi si concretizza la figura dolorosa di Cassandra (Claudia Salvatore) che ama con tutta sé stessa: Cassandra, condannata a vedere tutto, rivendica il suo status di donna, racconta il suo amore Enea e la sua ambizione, la vacua cecità di Agamemennone, potente re di Micene. Poi compare Salomè (Alexandra Mogos), abbagliante visione lunare in bianco, simbolo di un amore perverso e trasgressivo celato sotto un velo di dolcezza che tenta di sedurre Giovanni Battista… e ancora Ellide (Giulia Innocenti) che lascia impietosamente l’uomo e diventare il suo ennesimo fallimento.

L’atmosfera dello spettacolo è molto suggestiva a ricreare un locale d’altri tempi accompagnato dalla calda musica jazz (con la voce di Rossana Colace, quasi la coscienza dell’uomo e di Lucio Perotti al pianoforte), il viaggio emotivo e culturale alla scoperta delle donne diventa elegante ed evocativo e trae forza della diversa intensità delle giovani attrici, ora suadenti, ora emotive, ora trasgressive alle prese con un uomo un po’ sornione e ben consapevole dei suoi fallimenti.

Vivamente consigliata la prenotazione. In scena fino al 28 aprile.

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