I parenti terribili di Jean Cocteau al Teatro Arcobaleno di Roma

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Foto di Manuela Giusto
Foto di Manuela Giusto

Omaggio a Jean Cocteau in occasione del cinquantenario della morte del drammaturgo francese con il capolavoro, I parenti terribili in scena al Teatro Arcobaleno di Roma (con repliche fino a domenica 2 giugno). Ilaria Testoni adatta e dirige una delle più celebri commedie di Cocteau che, scritta nel 1938, scandalizzò l’opinione pubblica francese per il tema scabroso dato che si lascia intendere un rapporto morboso se non quasi incestuoso fra Yvonne e il figlio Michel.

Oggi la trama non appare più così scandalosa o eversiva, ma rappresenta ancora uno spaccato crudele della società, un atto storico di rottura nei confronti dei meccanismi e degli umori della commedia che vengono stravolti.

I parenti descritti da Cocteau sono davvero terribili: la famiglia, detto anche il carrozzone, vive praticamente recluso in sé stesso, avulso da qualsiasi stimolo esterno.

La madre Yvonne (una nevrotica Francesca Di Nicola) è possessiva e dominatrice, talmente attaccata al figlio da trascurare completamente il marito. Leonie (una fredda calcolatrice Annalisa Biancofiore) ha dedicato tutta la sua vita (non senza recriminazioni) alla famiglia della sorella Yvonne ed è ancora innamorata del cognato Georges (Mauro Mandolini), un tempo suo fidanzato che le preferì la sorella.

L’equilibrio si spezza irreversibilmente ouando il figlio venticinquenne Michel (Sebastiano Gavasso, un po’ sperduto, un po’ innocente) rivela ai genitori di essersi perdutamente innamorato di Madeleine (Manola Rotunno) e di essere intenzionato a sposarla. La madre si sente tragicamente privata del suo ruolo e il padre riconosce nella futura nuora la sua giovane amante, che egli non vuole cedere al figlio, ovviamente ignaro di tutto.

Cocteau avvolge rapidamente un intreccio comico da vaudeville in una tinta tragica e feroce in cui nessuno è come appare e tutti cercano di spezzare un legame senza riuscirci fino in fondo e se ci riescono non possono farlo che a prezzo altissimo.

Ciascuno tenta di evadere come può da una realtà malata e ossessiva e il vaudeville viene declinato drammaticamente, alterato attraverso l’egoismo e il micromondo dei protagonisti, in una serie di colpi di scena sempre più serrati.

Ilaria Testoni adatta e dirige il capolavoro di Cocteau trasformandolo in una feroce partita a quattro in cui l’estraneo, l’elemento perturbatore, di bianco vestito, rappresenta l’elemento destinato ad alterare inevitabilmente i malati equilibri del “carrozzone” e concentrando la vicenda intorno al grande letto di Yvonne-Sophie, simbolo del rapporto morboso con il figlio.

Lo specchio in scena non può far altro che deformare o svelare quel che i protagonisti realmente sono: i personaggi si muovono in bilico fra persone reali proiezioni quasi oniriche l’uno rispetto all’altro.

La regista rispetta il testo e traporta la vicenda un luogo quasi asettico e atemporale flagellato dalla pioggia, in cui emerge il dramma interiore di ciascuno, ridotto a marionetta nelle mani altrui in un crudele intrigo dal finale inaspettato affidandosi alla buone interpretazioni degli attori. “Un nome! Un mondo! Hai mai guardato dall’alto una sala teatrale? Tutte quelle persone non si conoscono, e ciascuna ha il suo mondo e crede che sia il solo che conti. Un tempo, forse, c’erano dei mondi, ora non più.” dice Georges all’interno della commedia andando a riflettere l’egoismo e il micromondo dei personaggi di Cocteau, crudele riflesso della società e della bizzarra parabola dell’amore.

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