Un marito ideale di Oscar Wilde al Teatro Quirino di Roma

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fotoIl Teatro Quirino chiude la stagione con Un marito ideale di Oscar Wilde nel delizioso allestimento diretto e interpretato da Roberto Valerio (in scena fino a domenica 19 maggio).

Una traduzione particolarmente brillante e riuscita anche perché il regista, pur mantenendo una sostanziale aderenza alla commedia ambientata nei salotti londinesi dell’alta società, fra divani, scrittoi e bicchieri di vino (con le scene essenziali e i costumi raffinati di Carlo Sala), ha scelto di esaltare soprattutto gli aspetti ironici e grotteschi della piéce, scarnificandola da ogni orpello.

Un marito ideale si prestava benissimo a un’operazione del genere perché il testo (che ha debuttato in scena nel 1893) costituisce insieme Il ventaglio di Lady Windermere e Una donna senza importanza, la trilogia dei Society dramas del drammaturgo irlandese, che offrono un sagace punto di osservazione privilegiato sulla società british, fra lunghi abiti da seta fruscianti, smoking lindi ed eleganti salotti.

Valerio ha restituito leggerezza e sagacia a una commedia in costume, ma tremendamente moderna in cui si affronta soprattutto il pericoloso incrocio fra politica e moralità: fulcro della vicenda è proprio la corruzione politica (che sembra catalizzare soprattutto l’attenzione del regista-attore), messo in scena da pochi personaggi in una commedia dinamica con un pizzico di suspense, ricca di equivoci e caratterizzata da un tono ironico e sarcastico in ogni momento, cifra stilistica essenziale dei testi per il teatro di Wilde.

Roberto Valerio, in una regia molto dinamica ha messo in evidenza proprio questo meccanismo assolutamente invidiabile con un ritmo vivace e verboso, affidandosi all’estro degli attori in scena, perfetti nei loro archetipi di uomini e donne della società inglese. Tutto è solo apparentemente perfetto nell’alta società inglese di fine Ottocento, ma come spesso accade nelle opere di Oscar Wilde nulla e nessuno è quello che sembra in realtà: dietro un mondo inamidato e rigide posizioni morali si nascondono oscuri segreti. Ed è esattamente ciò che viene svelato quando il morigerato Sir Chiltern (interpretato da Roberto Valerio), giovane sottosegretario agli Affari Esteri, viene ricattato dalla spietata e avvenente Mrs. Cheveley (Valentina Sperlì) in possesso di una lettera che testimonia la scorrettezza di cui si è macchiato in passato per avviare la sua brillante carriera politica. Intorno a loro, Lady Gertrude Chiltern (la compita Chiara Degani), moglie ingenua, ma rigorosa di Lord Chiltern, ma soprattutto Lord Goring (un impagabile e irresistibile Pietro Bontempo, subito beniamino del pubblico), eccentrico dandy allergico alla serietà e agli impegni, dispensatore di massime e alter ego di Wilde che dietro lo smalto della superficialità diventa deus ex machina non esitando a dimostrarsi ben diverso da come appare.

Insomma quale correlazione esiste fra la politica e la moralità? Esiste un legame fra la moralità pubblica e quelle privata? Tutto è lecito? Il tema della commedia è scottante e tremendamente attuale, ma viene condito dalle conversazioni brillanti, i dialoghi pungenti, le massime e gli aforismi… alla fine tutto tutti impareranno qualcosa è bene quel che finisce bene non senza qualche piccolo incidente di percorso.

Il tuffo nella Londra di fine secolo c’è tutto all’apertura del sipario e con un inedito, simpatico particolare escamotage del regista i personaggi vengono indotti a un incessante e comico rewind per gettare luce sulla storia procedendo a ritroso.

Bravissimi gli attori, vivace la regia, brillante il testo deliziosamente british per chiudere degnamente la stagione del Teatro Quirino di Roma. In scena fino al 19 maggio.

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