Shopping & Fucking di Mark Ravenhill

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fotoShopping & Fucking” di Mark Ravenhill, in scena al Teatro Elfo Puccini (al pari di quello della connazionale Sarah Kane) è un teatro espressionista in cui pulsioni e sentimenti non vengono interiorizzati, ma espressi, a volte vomitati, in modo crudo senza mediazioni culturali. Non rientra nei canoni di questi autori etichettati come “nuovi arrabbiati” esprimere disgusto, disperazione, forti emozioni, angosce esistenziali, pulsioni animalesche, violenze verbali e fisiche, iterazione di abusi sessuali, senza ricorrere all’esasperazione e alla sistematicità di grida, urli, pianti. Il linguaggio è ridotto, senza ipocrisie, a crudo e spietato realismo.

Shopping & Fucking è una satira feroce della società inglese post-thatcheiana, un atto di accusa diretto a una società in grave deficit valoriale. E’ l’epifania del denaro, della mercificazione, della compulsione edonistica e consumistica all’insegna del “Geld macht frei” (il denaro elemento primigenio della libertà e dunque della civiltà). Questa generazione allo sbando che fluttua in una sorta di vuoto esistenziale considera il consumismo – nell’accezione di oggetti e di sesso nelle varie declinazioni – come valore per sé, non mezzo.

Sulla scena quattro giovani personaggi un ragazzo bisessuale Robbie e la sua ragazza, l’aspirante attrice Lulu, indebitati con un spacciatore di ecstasy di mezz’età, si danno al sesso telefonico, un giovane tossicomane-pentito soggetto a forte dipendenza emotiva, un quattordicenne marchettaro (con alle spalle una fanciullezza abusata dal padre) affetto da una forte componente masochistica che lo porta ad un ineludibile cupio dissolvi. Infine l’unico adulto, il vero dominus, un essere cinico senz’anima che riesce a subornare tutti i ragazzi.

E’ una storia di conflitti, di solitudine e disperazione, di umana degradazione. Scabrosa è la storia perché scabroso è il mondo che la ospita.

L’attore Ferdinando Bruni, padrone della scena, interpreta la parte del cinico burattinaio con grande maestria e dirige, nella veste di regista, i bravissimi giovani Alessandro Rognone, Camilla Semino Favro, Vincenzo Giordano e Gabriele Portoghese.

 

 

 

 

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