Quale futuro per MaggioDanza?

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fotoQuale sarà il futuro di MaggioDanza? O meglio ci sarà ancora un futuro per lo storico corpo di ballo del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino? A guardare “lo stato dell’Arte” sembrerebbe proprio di no ma la notizia che il coreografo Giorgio Mancini, nominato responsabile artistico di MaggioDanza fino al 31 luglio, resterà fino a dicembre lascia ben sperare.

“È un miracolo – commenta Letizia Giuliani, prima ballerina di MaggioDanza – perché Mancini porterà avanti gli impegni già programmati dalla precedente direzione di Francesco Ventriglia anche se cambieranno.  A Bologna dopo l’estate faremo Coppelia che Mancini ha realizzato nel 2009 per il balletto del Teatro San Carlo di Napoli e a Natale a Firenze forse ci sarà Giselle. Una nuova produzione a firma sempre di Mancini. Purtroppo non potremo riprendere “Grandi Coreografi” perché il Commissario Bianchi, data la situazione, non ha dato l’ok per chiamare gli aggiunti. Gli stabili sono 17 ed è probabile che il nuovo responsabile a settembre li richieda in quanto, ballando tutti e diciassette, non avremmo sostituzioni. Tutto dipenderà da Bianchi ma Mancini saprà cavarsela comunque. E’ un coreografo che riesce ad adattarsi all’organico che ha e al tempo stesso adattarlo alle sue esigenze. Basta guardare quello che ha fatto con A nima a Pitti per il Festival del Maggio”.

In effetti nello splendido Cortile dell’Ammannati il dancemaker abruzzese in quattro e quattr’otto ha messo in scena tutta la compagnia, quaranta elementi fra stabili e aggiunti, nella sua creazione A nima. Un pezzo neoclassico su musica di Chopin in XI movimenti nato per il GMballet, un piccolo gruppo di danzatori fondato da Giorgio nell’agosto 2011, che ha avuto il pregio di coinvolgere il corpo di ballo fiorentino al completo in un momento estremamente difficile dopo le insistenti voci sulla sua chiusura.

Voci che si sono rincorse sia sul fronte istituzionale come drastico taglio per salvare la Fondazione del Maggio insieme ad altre ‘sforbiciate’ di un centinaio di dipendenti, compresi gli stabili di MaggioDanza, e allo smantellamento del laboratorio scenico, sia sul fronte gestionale con le dimissioni il 14 giugno di  Ventriglia per insanabili dissidi esplosi in seguito allo sciopero della prima di “Grandi Coreografi al Maggio”. Un trittico d’autore programmato per l’80mo Maggio Musicale con la presenza straordinaria di Sylvie Guillem in Steptext di Forsythe.

Una decisione che ha segnato l’addio di Ventriglia, in carica dal 2010 e l’arrivo di in exstremis di Mancini, già direttore di MaggioDanza da 2003 al 2007, che ha accettato la ‘reggenza’ per consentire alla compagnia di rispettare il cartellone del Festival e guidarla fino a dicembre. Un gesto generoso nei confronti dell’incerto destino di un organico che ha avuto la solidarietà di Vaziev, direttore del Balletto della Scala, quella di altri corpi di ballo, di riviste del settore e l’appoggio di numerose iniziative su Facebook e sit-in cittadini.

Una sorte ancora in bilico che però non azzera il livello qualitativo delle ultime uscite ufficiali nei “Grandi Coreografi al Maggio”, un trittico allestito al Teatro Comunale a giugno e ideato da Ventriglia, e in Anima Dance Triptych a Pitti nel Cortile dell’Ammannati a luglio con la supervisione di Mancini.

Due polittici che dimostrano la caparbia volontà di MaggioDanza di voler scongiurare la sua cancellazione continuando a portare un valore aggiunto a Firenze e a tutto il patrimonio coreutico italiano.

E pensando a questi spettacoli vale la pena di ricordare la messinscena dei Quattro Temperamenti di Balanchine, un capolavoro del neoclassicismo balanchiniano su musica di Hindemith in cui i ballerini di MaggioDanza hanno dimostrato una decisa maturazione tecnico-espressiva, e quella dell’esilarante Sechs Tänze di Kylián su musica di Mozart. Un sorta di divertissement settecentesco ironico e spensierato in cui quattro coppie si divertono e divertono il pubblico con l’imprendibilità di pensieri e movimenti “in libertà”.

Un’ottima prova della compagnia a cui fa eco la resa de Les Noces di Andonis Foniadakis su musica di Stravinsky, un lavoro ricco di energia in cui la danza fluisce esplosiva e ininterrotta mettendo a dura prova i corpi dei danzatori, e la bravura di tre ballerini nello stare al passo con  la meravigliosa Guillem nell’esaltante e postclassico Steptext. Un pezzo ‘alla Forsythe’ in cui la cinquantenne étoile francese ha messo in mostra un’elasticità, una potenza e un intensità tali da lasciare senza fiato. Qualità generosamente trasmesse ai tre partner, Alessandro Riga, Michele Satriano, Massimo Margaria, che hanno retto il confronto nell’interpretare una coreografia tutt’altro che facile e mostrato il livello del corpo di ballo fiorentino e la sua incredibile versatilità.

Una versatilità che ha contraddistinto il DNA di questa formazione fin dalla nascita nel 1967 e poi sotto l’egida di Polyakov e dei successivi direttori (Armitage, Bombana, Olivieri, Terabust, Clerc, Mancini, Derevianko, Ventriglia) che hanno diretto questo organico famoso in Italia e all’estero e con un repertorio che, accanto ai classici, comprende nomi altisonanti della coreografia novecentesca fra cui Cunningham, Cranko, van Manen, van Danzig, Taylor, Neumeier, Limón, Duato, Childs, Montero.

E’ dunque arrivato il momento di farlo sparire e di cancellare un pezzo di storia della danza italiana? Forse sarebbe il caso di riflettere attentamente prima di prendere una decisione senza ritorno perché – come sottolinea Letizia Giuliani – “la compagnia non ha grosse spese e ci sarebbero coreografi amici del Teatro e di MaggioDanza come Fabrizio Monteverde e Gheorge Iancu disposti a creare gratis per noi”.

A questo punto non ci resta che confidare nel Commissario Straordinario del Maggio Musicale Fiorentino, Francesco Bianchi, e la proroga dell’incarico a Mancini confermerebbe la sua sensibilità e lungimiranza. Good luck MaggioDanza!

 

 

 

 

 

 

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